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Fiaba di Natale 🌲⭐

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Sole si guardò allo specchio con quel senso di solitudine che ritrovava sempre nei suoi occhi quando, lo stesso specchio, le rimandava la sua immagine. Era qualcosa che ormai faceva parte di lei da troppo tempo. Viveva nel bosco Sole, lo stesso bosco che l'aveva accolta molti anni prima anche se non sapeva quanti, ma si rendeva conto che dovevano essere davvero tanti perché il suo corpo di bimba si era trasformato in quello di ragazza. Quello che sapeva di certo era che quando si era persa dentro quel fitto mondo, tra i suoi mille alberi, i suoi sentieri, i tanti cespugli, le siepi fatti di foglie odorose, di sempreverdi o di rovi, aveva 7 anni. Sì, perché lei era una bambina che si era perduta, tanto tempo prima, in quel tempo che a lei sembrava appartenere a un'altra vita. Era accaduto nell'allontanarsi dai genitori per inseguire la sua insaziabile curiosità, e non era mai più stata ritrovata. Immaginava la disperazione in cui poteva avere lasciato mamma e papà, ma che no...

Prima un pensiero, poi forse anche una fiaba. Tutto per il Natale

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Mi hanno chiesto di scrivere una fiaba di Natale e sicuramente, se riesco a inventarmi qualcosa che riesca a trasmettere il senso del magico che ha questo giorno, lo farò.  Intanto vorrei dirvi cosa provo io. Certo, non è più quella sorta di frenetico stupore di quando ero piccola: la città che all'improvviso si trasformava nel regno di Babbo Natale per quelle luci che illuminavano ogni angolo delle strade, donandogli la magia di quei colori un po' dorati, come se quei rossi, quei blu, quei verdi, quei gialli, fossero mescolati insieme alla polvere delle stelle, luccicanti come gemme preziose. E così i negozi, le vie, i palazzi, i balconi, le piazze, i vicoli del centro...tutto era così incredibilmente illuminato a festa! E ancora i tanti abeti adornati di lucide palline rotonde, di buffi pupazzetti, di fili d'argento, di stelle comete a fare bella mostra di sé sulla cima degli alberi, poi dolcetti, boeri avvolti in trasparenti carte rosse, bastoncini di zucchero e caramell...

La Raccontafiabe

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Vorrei raccontarvi una fiaba. Io adoro le fiabe, ve ne sarete già accorti credo. Parlo a chi frequenta il blog ideato da me e Giada, con due modalità totalmente differenti. Non solo per la diversità delle nostre professioni -lei biologa nutrizionista, io psicologa clinica- ma per la diversità caratteriale. Ugualmente sensibili e attente all'altro, questo assolutamente sì, ma lei forse un po' più realistica. Poi ci sono io, che riesco a esercitare la mia realtà solo se rivestita di quella parte fiabesca che abita in me e che non riesco a sradicare. Mi sono chiesta tanti "perché", milioni di volte. E mi sono data tante risposte, altrettanti milioni di volte. Che ero una bambina estremamente delicata di salute per quelle violente bronchiti che mi stringevano il petto fino a togliermi il respiro, facendomi credere che me lo avrebbe tolto per sempre quel respiro. Questo dai 9 mesi ai 13 anni. Con febbroni che mi costringevano a trascorrere buona parte dell'inverno a le...

Che Cos'è Il Surrealismo?

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È una risposta non facile da dare poiché il surrealismo è a volte uno stato d'animo che muta con il mutare degli anni. Ognuno è surrealista a proprio modo e anche a proprio capriccio. Sì può essere contemporaneamente surrealisti e non surrealisti, secondo le circostanze e gli avvenimenti. È naturale che l'artista rifiuti le strettezze di uno schema troppo rigido che può solo danneggiare la purezza e la spontaneità della sua ispirazione. Non vuole essere condizionato troppo a lungo dalle teorie, anche se queste teorie vengono dalla fervida e inesauribile intelligenza di Andrè Breton. Ma Breton deve giustamente difendere l'immagine di un surrealismo che vuole essere universale: che non è solo pittura, ma è anche poesia, letteratura, filosofia, cinema, teatro, modi di vivere e di pensare, comportamento sociale, rivoluzione e trasformazione del mondo, in definitiva un messaggio rivolto anche al futuro. È Breton dunque che risponde alla domanda cos'è il Surrealismo con un te...

L'Evoluzione Pittorica di Magritte

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Nei dipinti precedenti al 1930 si nota molta atmosfera e una estrema attenzione per l'ambientazione. È solo con gli anni 50 che il tema principale diventa quello delle figure viste di fronte o di spalle, e collocate per lo più in un ambiente luminoso e neutro. Il rapporto di Magritte con questa figura isolata dalla folla eppure indissolubilmente legata, è estremamente interessante. La sua attenzione è tutta rivolta alla ricerca dei rapporti tra gli oggetti o tra le persone e gli oggetti. Un fenomeno di auto proiezione non si accorderebbe con il timore di Magritte all'idea di varcare la soglia dell' introspezione. Egli cerca in tutti i modi di difendere il territorio proibito, evitando se possibile i volti, celandoli dietro un panno eliminando del tutto la testa o ponendole di fronte una mela, un uccello, un mazzo di fiori. Ma più di tutto egli preferisce rappresentare la figura di spalle. Chi saprebbe riconoscersi di spalle? A Magritte piace fissare la schiena del suo uomo ...

René Magritte ed Il Problema Dei Titoli

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I titoli che Magritte diede alle sue opere potrebbero apparire di secondaria importanza rispetto alle opere stesse. Eppure se si indaga sulle origini e le intenzioni di questi titoli oscuri, ci si ritrova di colpo nel cuore stesso del surrealismo pittorico. I titoli nascevano sempre dopo la creazione dell'opera. Nell'arte ciò accade spesso, ma nel surrealismo si tratta di una regola generale, e nel surrealismo di Magritte questo vuole dire che la genesi di un tema deve essere dissociata da esperienze, da oggetti, avvenimenti, trasposizioni, e situazioni descrivibili a parole. L'interesse profondo di Magritte per i titoli e soprattutto per il cambiamento della loro funzione (che è ciò a cui egli mirava) è per quanto si sappia unico. Egli separò il nome dagli oggetti rendendo consapevole chi osserva un suo quadro dell'enorme abisso che separa la convenzione dominante dalle parole, dal significato vero delle cose. Non perderti gli altri post del nostro Blog, clicca su ...

I Traumi Nella Vita Di Magritte. (annodano le loro radici con il mistero delle sue pitture.)

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Primo evento traumatico: - dalla sua culla a circa 1anno di età René Magritte vede uomini con l'elmetto che trascinano l'involucro di un aerostato che si era arenato sul tetto della dimora familiare. - nel 1912 sua madre Regine rifiuta di vivere e si getta nella Sambre. La ritrovano e la portano a riva con la testa avviluppata nella camicia da notte. "Fu uno choc" scriverà Magritte. ................ 1) In riferimento al primo trauma l'immagine di un aerostato o di una mongolfiera, ma assai più frequentemente di una semplice sfera, di un pallone, di un ovale, apparirà sovente nei suoi quadri come motivo ossessivo e crudele. Qualche volta la sfera assume la forma di una mela rinchiusa in una stanza (" La chambre d' ecoute " 1952) o una sfera di luce (" Le principe du plaisir " 1937). 2) Riguardo al secondo evento traumatico -il suicidio della madre- farà probabilmente nascere in Magritte il desiderio della cancellazione delle immagini in altr...