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Consapevolezza che cura

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Nel post precedente vi ho detto che avrei spiegato meglio il motivo del mio abbandono della Scuola di Terapia Psicocorporea alla fine del secondo anno. Forse una buona soluzione potrebbe essere quella di cercare di descrivere le sensazioni che ho avvertito maggiormente mano a mano che frequentavo le lezioni di pratica. Nervosismo, inadeguatezza, dubbi, rabbia, tensione, insofferenza, ma anche curiosità. E speranza di salvezza. Fondamentale bisognava imparare a "lasciarsi andare", cosa per me estremamente difficile. Nella giornata introduttiva al corso, nella descrizione dei casi clinici, la prima idea che ha attraversato la mia mente è stata: NO. Io non ce la farei mai. Non riuscirei a emettere suoni, fare strani movimenti, smorfie, né tantomeno intensificarli, forzarli, esasperarli. E mi tornano in mente le parole di Roland Barthes in Frammenti di un Discorso Amoroso: "Io posso fare tutto con il mio linguaggio, ma non con il mio corpo. Posso modellare a mio piacimento i

Evita di evitare, ma evita di metterti alla prova se non ti senti pronto.

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Nella pagina nella quale ho parlato della mia formazione avevo anticipato che avrei approfondito l'esperienza della Scuola di Specializzazione di Terapia Biosistemica, che ha come direttore il Prof. Maurizio Stupiggia. Come già detto, dopo i quattro anni trascorsi sotto la guida del Prof. Glauco Carloni -allora Presidente della Società Psicoanalitica Italiana(SPI)- ho frequentato altri corsi, con approcci completamente diversi tra loro, per allargare la mia conoscenza nella psicologia clinica L'esperienza con il Prof. Carloni, in ogni caso, è stata la più lunga e quella più vicina e più adatta a me, per come sono e come "sento". Ma torniamo alla Scuola di Terapia Biosistemica e -per i non addetti ai lavori- chiarisco il termine di Biosistemica. La Biosistemica, o Psicocorporea, è un approccio terapeutico integrato a mediazione corporea che riassume in sé la componente biologica e quella sistemica, dove il disagio viene affrontato a partire dall'unità mente-corpo.

Storia di un ragazzo che non accettava rifiuti

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Se qualcuno avesse dovuto chiedere quale era il peggior difetto di "Smorfia", quale la sua maggiore caratteristica, avrebbe sentito da tutti la stessa risposta: "l'arroganza". Era questa che gli aveva procurato quel soprannome, Smorfia appunto. Perché quando rispondeva - anche a chi si rivolgeva a lui con un tono gentile - lo faceva sempre piegando le labbra, un po' all'ingiù ma verso sinistra, in una smorfia di superiorità, mista a disprezzo per l'altro. Quasi come se - rispondendo - facesse una grande concessione a chi gli rivolgeva la parola, o una domanda. Nessuno sapeva il suo vero nome, o forse era talmente adatto a lui quel soprannome, che era normale per tutti chiamarlo così, come se non ci fosse niente di altrettanto perfetto per descrivere quel suo modo di porsi. Era estremamente difficile stabilire un "contatto" con lui, iniziare un dialogo che potesse proseguire in un incontro/confronto che poi non si trasformasse in uno scontro

Ghosting

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  Abbiamo analizzato il significato della percezione di sè attraverso la fiaba "Storia di un'ombra senza identità". Spero di essere stata chiara pur nella brevità necessaria per non appesantire questo approccio - che per scelta - vuole essere "leggero" anche se nel rigore della professionalità. Le due successive fiabe che vi ho proposto - "Storia di Ondina" e "Il principe e la bambina dai cento sguardi" - le ho scritte di getto senza una particolare finalità. Solo dopo averle terminate, mi sono resa conto che ambedue contenevano una realtà simile tra loro: quella del "ghosting". Il termine ghosting ("sparire come un fantasma") è entrato ormai da qualche anno nel gergo comune. E' un fenomeno sempre più diffuso nelle relazioni tra le persone. Secondo alcune ricerche è un comportamento che non ha genere, e coinvolge principalmente una fascia di età che va dai diciotto ai trent' anni. Fare ghosting è sottrarsi all'

Il principe e la bambina dai cento sguardi

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Il principe e la fanciulla dagli occhi di bambina si erano incontrati tra due ponti, tra due fiumi, tra due sponde. I capelli di lei erano simili ad un fulvo mantello posato sulle spalle. "Oh mio principe - disse stupita - eccovi qui, ricamato come un blasone. Avete capelli pieni di sogni. Vi saluto principe di Cornovaglia, poichè io sono la vostra ancella ritornerò da voi, attendetemi alla locanda del Salta-locusta." E se ne va. Scappa ridendo tra i cespugli. Alla locanda del Salta-locusta il principe vestito di nero si siede e attende. "Olà, signore, dov'è dunque il vostro paradiso, così lacero di graffi come siete. Avete forse lasciato la bambina dai cento sguardi al riparo di una ninfea o l'avete abbandonata alla deriva senza timore? Verrà a svegliarvi di notte, statene certo. Ha la memoria come un oceano e la sua corsa è cara al vento." Alla locanda del Salta-locusta, dove il mare è come un mantello di raso blu andato sposo ad una stella, il principe de

Non permettere a nessuno di rendere "vuoto" un cuore che è nato "pieno"

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  Premessa Cambiamo problematica con due fiabe che ho "inventato" e scritto per tutti coloro che subiscono, o hanno subito, un fenomeno molto diffuso oggi noto sotto il nome di "ghosting". Le due fiabe si intitolano "Storia di Ondina" e "Il principe e la bambina dai cento sguardi". Seguirà come sempre l'interpretazione delle due fiabe. Storia di Ondina Ondina era una ninfa. Anzi, non esattamente: era una creatura indefinita. Non era totalmente ninfa e non totalmente umana: era il frutto di due esseri provenienti da dimensioni diverse.  Le varie entità che abitavano la Natura - come gnomi, gli elfi, le fate, le silfidi, le sirene, e altre creature magiche - narravano che lei fosse nata dall'unione tra una Ninfa delle Acque e un Essere Umano. I suoi compagni erano quindi sia creature delle Terra di Mezzo che della Terra degli Uomini. Fu così che Ondina, un giorno, incontrò qualcuno che gli entrò subito nel cuore come una luce, illuminandolo

Interpretazione della fiaba di Eva

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Vediamo di analizzare i "simboli chiave" della fiaba di Eva: 1- Il Sole; 2- Cappello Magico; 3- Gli Alberi Il Sole, o meglio il percorso da fare per raggiungerlo. Ricordiamo con che parole Eva inizia il racconto della sua vita: "Sono cresciuta nella paura. Ho passato gli anni della mia infanzia tra l'ansia e l'incertezza". Questo da quando è nata fino all'età di otto anni, momento in cui i suoi genitori si sono finalmente divisi. Dei suoi primi anni di crescita, di formazione, il ricordo più vivo sono le innumerevoli volte in cui è stato necessario l'intervento dei carabinieri per placare l'ira del padre. Sono i litigi, le urla, le parolacce, le botte subite da tutte e tre (mamma, sorella, Eva). Il lunghissimo, impossibile, infinitamente distante cammino verso il sole è sia il desiderio di mettere la distanza più "folle" da quella situazione di sofferenza, sia il desiderio ancora più estremizzato di un cammino verso la luce, il calore,