Post

Sindrome di Peter Pan in Psicologia (Seconda Parte)

Immagine
  Con sindrome di Peter Pan intendiamo riferirci a quegli adulti che evitano le responsabilità che fanno parte della maturità di una persona, mostrando comportamenti infantili, timore degli impegni, ed immaturità emotiva. Il termine fu coniato da Dan Kiley nel 1983. Sì tratta di un comportamento caratterizzato da narcisismo, dipendenze affettive e relazionali, oltre una scarsa autostima. Questa sindrome non rientra nelle patologie dei disturbi mentali, quindi non la ritroviamo nel DSM perché stiamo parlando di una modalità comportamentale. I Sintomi principali sono: -immaturità che si protrae nel tempo. -bisogno di continuo accudimento. -inaffidabilità. -difficoltà e resistenza ad eseguire e gestire impegni lavorativi. Inoltre in questi soggetti ritroviamo spesso umore variabile, paura della solitudine ma, al contempo, vi è anche la paura di assumersi un impegno duraturo, come ad esempio una convivenza. Anche le cause possono essere in antitesi tra loro: o legati ad una infanzia co...

La Sindrome di Peter Pan (prima parte)

Immagine
Prima di affrontare la problematica della "Sindrome di Peter Pan", vorrei analizzare brevemente il percorso dell'opera teatrale di J.M.Barrie. Per capire l'opera, che ha dato poi il nome alla sindrome, vi darò qualche informazione sul creatore del celeberrimo personaggio abitante dell' "Isola Che Non C'è." Molto utile mi è stata l'introduzione di un piccolo testo, scritta da Francesco M. Cataluccio. Il primo dei "bambini perduti" fu il secondogenito della famiglia Barrie, figlio prediletto della madre, che morì cadendo sul ghiaccio con i pattini, all'età di 14 anni. Questo evento drammatico segnò profondamente e irrimediabilmente l'esistenza di Barrie. Così, per consolare la madre, all'età di 7 anni sì sostituì al fratello in tutto. Questo fece sì che, in qualche modo, James perse la sua infanzia, età che nella sua mente si trasformerà in una sorta di età magica, l' unica che valesse la pena di vivere Sue infatti sono qu...

Solitudine e Amore (seconda e ultima parte)

Immagine
  Sono qui per terminare, in questa seconda parte, l'argomento sulla solitudine in amore. Prima di tutto vorrei iniziare con una correzione: la poesia di Pedro Salinas pubblicata ieri, nel post precedente a questo, non è intitolata: "E sto abbracciato a te". Quel brano è in realtà la parte finale di una poesia più lunga, che vi proporrò oggi, dal titolo: "La voce a te dovuta". Titolo che viene dato anche al libro che contiene la raccolta di 70 poesie dell'autore. Per questo motivo oggi vi propongo detta poesia in tutta la sua intensa e splendida interezza, così da comprendere meglio lo stato d'animo che impregna ogni frase di ogni poesia d'amore scritta da Salinas: per l'appunto, il senso di solitudine. "Il modo tuo d'amare è lasciare che io ti ami. Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio. I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché sia io a baciarle. Mai parole, abbracci mi diranno che esistevi, che mi amavi, mai. Me lo dicono fogli bia...

Ancora sulla Solitudine: Solitudine e Amore (prima parte)

Immagine
Sono qui. Eccomi di nuovo con voi, per "parlare" insieme a voi. Perché voglio riprendere un argomento già trattato, ed entrare ancora una volta con voi nel mondo della solitudine. Un po' perché è un argomento che mi è caro. Un po' perché mi sono resa conto che è caro a molti. E altro motivo, ultimo ma non ultimo, perché nella mia professione di psicologa clinica l'affronto quasi giornalmente con i miei giovani pazienti, ma anche con quelli meno giovani La differenza è che i giovanissimi vengono devastati da questo stato d'animo che non dovrebbe appartenere alla loro età. Che, o li fa richiudere come ricci, di quelli talmente ricchi di aculei che in natura non esistono neppure. Quegli aculei che, come ricci, fanno emergere e spuntare fitti, per ricoprirsene e diventare così intoccabili. In altri casi, in chi non lo accetta, lo stesso stato d'animo fa estremizzare in atteggiamenti di irruente violenza, pur di fare parte di un gruppo a cui appartenere e non r...

4 Marzo 1943

Immagine
  4 MARZO 1943. Era la sua data di nascita, quella di Lucio Dalla. E il titolo di una sua bellissima canzone. Ci saranno già tanti articoli oggi su di lui, ma io non scrivo articoli, non sono nessuno per farlo, quindi posso dedicargli solo un pezzetto di cuore in questo mio blog. Mi sono sempre chiesta perché, spesso, si sente parlare bene delle persone solo quando muoiono. Anche quando non erano proprio così positive. Ma per Lucio NO. È tutto vero. Ogni parola detta per lui, per ricordarlo, in suo onore, è valida, sincera, viene proprio lì, dal battito che nasce da quel muscolo posto dentro il centro del petto, un po' spostato a sinistra. Da cui forse hanno vita anche le emozioni, o forse no, ma che importa: l'essere umano crede che nascano da lì, ed è ciò che conta. Io sono cresciuta con Dalla. Sì, perché la mia scuola era vicina alla sua abitazione, e soprattutto perché da ragazzina, diciamo dai 14 ai 17-19 anni, al pomeriggio passeggiavo sempre, avanti e indietro, sotto il ...

L' Abbandono Emotivo da parte di una figura genitoriale

Immagine
In questo post vi propongo un argomento che in questo periodo storico mi è capitato di incontrare più di sovente rispetto al passato. Parlo dell'Abbandono, nel significato di distacco emotivo da parte di una figura genitoriale. Nello specifico analizzeremo quello della figura materna. Per introdurre l'argomento non utilizzerò, come faccio quasi sempre, una fiaba, un aneddoto, o un racconto, bensì quella che è stata definita una poesia. È una poesia che lessi in un testo di psicologia quando frequentavo l' università. Una poesia che, ricordo, mi provocò uno strappo "dentro", e che non ho mai dimenticato. È talmente forte il contenuto di questa poesia che ci ho pensato molto prima di decidere se pubblicarla o no. Ci ho riflettuto, e poi ho pensato che, a volte, per rendere chiaro il senso di una problematica che arrivi a tutti, cioè anche ai "non addetti ai lavori", può essere utile estremizzarla. E questa poesia, per come l'ho vissuta io, è davvero ...

Uomini e Topi (un racconto, un consiglio per come vivere insieme con serenità)

Immagine
  Un giorno i topi si riunirono in assemblea in una cantina per discutere di un fatto di estrema importanza. Nel vicinato era comparso un gatto, non uno come gli altri, ma di estrema furbizia e di corporatura enorme. Questa specie di belva domestica mieteva vittime a tutt'andare, e il mondo dei topi era sprofondato nel panico. Bisognava trovare un rimedio! Il presidente dei topi suonò il campanello per ottenere silenzio e iniziò a parlare: " amici, ho un' idea che mi pare estremamente brillante, come spesso mi capita. L' unico modo di difenderci da questo mostro che ci tormenta le giornate è procurarci un campanellino e attaccarglielo al collo, così ogni volta che si avvicinerà, noi potremo sentirlo in anticipo e scappare. Cosa ne pensate? " L' idea fu accolta da un coro di ovazioni e di complimenti per un' idea così geniale. Allora un piccolo topo grigio si alzò e disse: " io offro il nastrino per legare il campanello al collo del gatto!" "...