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Riconoscere la vera amicizia dai "falsi ricordi"

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Eccomi di ritorno♥️ Oggi non vi racconterò fiabe, narrazioni romantiche, poesie...no, niente magia oggi! Forse perché mi è accaduta una cosa spiacevole, che non avevo previsto, che forse per altri potrebbe non essere importante, addirittura lasciarsela scivolare addosso con indifferenza. Ma per me no. Parlo di una delusione da parte di un amico, rincontrato dopo molti anni. Forse sono una persona complicata o forse troppo semplice. Non so. Mi spiego: complicata se vengo analizzata o giudicata da chi è superficiale, o magari semplicemente troppo pratico, o con una sensibilità troppo lontana dalla mia. Non dico peggiore o migliore, solo troppo lontana. Nessuna colpa. E in questo mio essere me stessa sono semplice, e non è una contraddizione. Le ferite di chi ho ritenuto amico non mi prendono mai di striscio, vanno sempre sotto la pelle, alcune di più altre di meno. Nella vita siamo unici e irripetibili: un po' come l' impronta del proprio dito, o i propri occhi, almeno così dicon...

La nube che copre il sole

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  Io ho sempre amato i libri, in modo quasi viscerale. Leggo da quando ho imparato a farlo. Dalle storie per bambini a quelle per adolescenti, poi quelle per ragazzi/e, infine quelle per giovani già abbastanza adulti per immergersi in tante narrazioni diverse. Era bello anche notare la diversità di stile di autori di altre nazionalità, perché c'è differenza nel loro modo di esprimersi, almeno io l'ho sempre percepita. Un po' come nei film, dove la leggerezza dei francesi è diversa da una certa drammaticità di noi italiani, indipendentemente dalla trama. E della lettura ho sempre amato le descrizioni che, come pennelli intrisi di colori dalle infinite sfumature, dipingevano le particolarità dei personaggi, degli ambienti, dei tanti paesaggi. E con gli occhi della fantasia riuscivo a "vedere" tutto. Ogni cosa. E poi mi catturava quella capacità di trasmettere sentimenti, stati d'animo così vari, solarità o freddezza, rigidità o dolcezza, differenze caratteriali....

Sindrome di Peter Pan in Psicologia (Seconda Parte)

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  Con sindrome di Peter Pan intendiamo riferirci a quegli adulti che evitano le responsabilità che fanno parte della maturità di una persona, mostrando comportamenti infantili, timore degli impegni, ed immaturità emotiva. Il termine fu coniato da Dan Kiley nel 1983. Sì tratta di un comportamento caratterizzato da narcisismo, dipendenze affettive e relazionali, oltre una scarsa autostima. Questa sindrome non rientra nelle patologie dei disturbi mentali, quindi non la ritroviamo nel DSM perché stiamo parlando di una modalità comportamentale. I Sintomi principali sono: -immaturità che si protrae nel tempo. -bisogno di continuo accudimento. -inaffidabilità. -difficoltà e resistenza ad eseguire e gestire impegni lavorativi. Inoltre in questi soggetti ritroviamo spesso umore variabile, paura della solitudine ma, al contempo, vi è anche la paura di assumersi un impegno duraturo, come ad esempio una convivenza. Anche le cause possono essere in antitesi tra loro: o legati ad una infanzia co...

La Sindrome di Peter Pan (prima parte)

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Prima di affrontare la problematica della "Sindrome di Peter Pan", vorrei analizzare brevemente il percorso dell'opera teatrale di J.M.Barrie. Per capire l'opera, che ha dato poi il nome alla sindrome, vi darò qualche informazione sul creatore del celeberrimo personaggio abitante dell' "Isola Che Non C'è." Molto utile mi è stata l'introduzione di un piccolo testo, scritta da Francesco M. Cataluccio. Il primo dei "bambini perduti" fu il secondogenito della famiglia Barrie, figlio prediletto della madre, che morì cadendo sul ghiaccio con i pattini, all'età di 14 anni. Questo evento drammatico segnò profondamente e irrimediabilmente l'esistenza di Barrie. Così, per consolare la madre, all'età di 7 anni sì sostituì al fratello in tutto. Questo fece sì che, in qualche modo, James perse la sua infanzia, età che nella sua mente si trasformerà in una sorta di età magica, l' unica che valesse la pena di vivere Sue infatti sono qu...

Solitudine e Amore (seconda e ultima parte)

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  Sono qui per terminare, in questa seconda parte, l'argomento sulla solitudine in amore. Prima di tutto vorrei iniziare con una correzione: la poesia di Pedro Salinas pubblicata ieri, nel post precedente a questo, non è intitolata: "E sto abbracciato a te". Quel brano è in realtà la parte finale di una poesia più lunga, che vi proporrò oggi, dal titolo: "La voce a te dovuta". Titolo che viene dato anche al libro che contiene la raccolta di 70 poesie dell'autore. Per questo motivo oggi vi propongo detta poesia in tutta la sua intensa e splendida interezza, così da comprendere meglio lo stato d'animo che impregna ogni frase di ogni poesia d'amore scritta da Salinas: per l'appunto, il senso di solitudine. "Il modo tuo d'amare è lasciare che io ti ami. Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio. I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché sia io a baciarle. Mai parole, abbracci mi diranno che esistevi, che mi amavi, mai. Me lo dicono fogli bia...

Ancora sulla Solitudine: Solitudine e Amore (prima parte)

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Sono qui. Eccomi di nuovo con voi, per "parlare" insieme a voi. Perché voglio riprendere un argomento già trattato, ed entrare ancora una volta con voi nel mondo della solitudine. Un po' perché è un argomento che mi è caro. Un po' perché mi sono resa conto che è caro a molti. E altro motivo, ultimo ma non ultimo, perché nella mia professione di psicologa clinica l'affronto quasi giornalmente con i miei giovani pazienti, ma anche con quelli meno giovani La differenza è che i giovanissimi vengono devastati da questo stato d'animo che non dovrebbe appartenere alla loro età. Che, o li fa richiudere come ricci, di quelli talmente ricchi di aculei che in natura non esistono neppure. Quegli aculei che, come ricci, fanno emergere e spuntare fitti, per ricoprirsene e diventare così intoccabili. In altri casi, in chi non lo accetta, lo stesso stato d'animo fa estremizzare in atteggiamenti di irruente violenza, pur di fare parte di un gruppo a cui appartenere e non r...

4 Marzo 1943

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  4 MARZO 1943. Era la sua data di nascita, quella di Lucio Dalla. E il titolo di una sua bellissima canzone. Ci saranno già tanti articoli oggi su di lui, ma io non scrivo articoli, non sono nessuno per farlo, quindi posso dedicargli solo un pezzetto di cuore in questo mio blog. Mi sono sempre chiesta perché, spesso, si sente parlare bene delle persone solo quando muoiono. Anche quando non erano proprio così positive. Ma per Lucio NO. È tutto vero. Ogni parola detta per lui, per ricordarlo, in suo onore, è valida, sincera, viene proprio lì, dal battito che nasce da quel muscolo posto dentro il centro del petto, un po' spostato a sinistra. Da cui forse hanno vita anche le emozioni, o forse no, ma che importa: l'essere umano crede che nascano da lì, ed è ciò che conta. Io sono cresciuta con Dalla. Sì, perché la mia scuola era vicina alla sua abitazione, e soprattutto perché da ragazzina, diciamo dai 14 ai 17-19 anni, al pomeriggio passeggiavo sempre, avanti e indietro, sotto il ...