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Riflessioni sull'aumento degli atti suicidari nei minori

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Tra le tante newsletter che mi arrivano, sia dal mio Ordine che da Scuole di Specializzazione, Centri che organizzano corsi, ed altro, c'è una notizia che mi ha coinvolto a livello emotivo in modo più profondo di altre. Per la precisione riguarda l'argomento del suicidio, dai bambini agli adolescenti. Le misure restrittive durante la pandemia Sars-CoV-2 hanno avuto un peso notevole sulla salute mentale di questa fascia d'età. Per fare fronte a queste emergenze, l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ha predisposto un servizio dedicato all'assistenza per autolesionismo e prevenzione del suicidio in età evolutiva, in collaborazione con l'ASL del Lazio. I dati raccolti dal Bambino Gesù tra il 2011 e il 2018, segnalano un aumento di 20 volte il numero delle consulenze effettuate in urgenza da neuropsichiatri dell'Infanzia e dell' Adolescenza. Per una maggiore precisione e comprensione differenzio tra: 1)comportamenti suicidari 2)ideazione suicidaria 3) tentativ...

Linda che non si adegua

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  Era da un po' di settimane che Linda sentiva la mente scoppiarle di pensieri. Un vortice, dove i pensieri si associavano a visi, espressioni, voci, parole, che a volte le procuravano dolore, e bruciavano, come quando devi riaprire una ferita perché si sta infettando. E allora devi riaprire per farla sanguinare un po', e fare uscire quella parte infetta, per poi pulirla, e disinfettare di nuovo. E come brucia quel disinfettare! Molto più della prima volta. Pensava al Natale appena trascorso: per lei era una festività che conteneva in sé sempre un po' di magia. Anzi, un po' troppa magia forse, per una persona già adulta. Una volta, quando era più piccola, quella magia l' avvolgeva come polvere di fata, e iniziava presto ad avvertirla: un po' prima della fine di novembre. Prima era qualche scintillio, qualche luccichio nell'aria, poi, mano a mano che si avvicinava la data del giorno di Natale, ecco arrivare quel vortice di polvere di Fata. Ora il tempo era pa...

Verità e Libertà

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Ormai ascoltare/vedere le notizie che arrivano da telegiornali e programmi di informazione, è come assistere a eventi di una vita "fuori controllo". Nessuno protegge nessuno. La giornalista che ha rivolto una domanda, assolutamente lecita, a un abitante di Crans-Montana sui proprietari del locale Constellation, è stata colpita da questi da un getto d'acqua gelata. Un'azione che, in un luogo con una temperatura di 10 gradi sotto zero, poteva avere conseguenze gravi per la giornalista. Ho già scritto, precedentemente, che impedire il lavoro informativo ai giornalisti, con minacce e con fatti, è togliere la libertà alla verità. Come esempio, ho associato questi fatti allo "spuntare le ali" ad un uccello: non potrà più volare. Così è ingabbiare l'informazione: se non è libera non vola. Il rischio è di diventare come certi uccellini che, dopo anni di sbarre, anche se apri la gabbia rimangono dentro . ............. Altra intrusione della libertà, ma questo è a...

Sensazioni. (Confessioni di una paziente: la solitudine oggi)

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Vorrei scrivere tante cose. Ma ho la mente vuota. O forse troppo piena. Sì, troppo piena direi. Decisamente troppo piena. Del resto io sono quella che "pensa troppo". Ed è vero. A volte vorrei non pensare. Svuotare la testa. Pensare a niente e a nessuno. Vuoto totale. C'è una frase di Frida Kahlo che mi piace, che sento un po' mia in questo momento. Dice così: " In un posto dentro di me, io sono sola. Lo sono sempre stata e sempre lo sarò." Se qualcuno pensa sia una frase triste, o che riveli una personalità dal cuore, o dal carattere melanconico, vi sbagliate. Non è così! In quel posto dentro di me, quello al quale non so neppure dare un punto preciso, né uno spazio, né un nome, io sono sola. E non la posso condividere con nessuno questa sensazione. Mai riuscita a farlo. O forse mai potuto. E nessuno è capace di condividerla con me. A volte, seppure raramente, mi è accaduto di credere e pensare: "ecco! finalmente questa persona capisce questo mio ...

Natale: rituale o vera Luce?

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Lia era lì. Con il suo cuore. Un cuore sbucciato da quel suo "sentire" sempre eccessivo. Quel suo cuore che non aveva bisogno del Natale per accendersi come le luci delle strade, dei negozi, dei palazzi. Luci che duravano poco meno di un mese. E poi? Poi di nuovo tutto uguale. Negozi, strade, piazze, e soprattutto i volti: quei volti di nuovo sempre un po' spenti. Ma perché, si chiedeva Lia. Perché?! Così diventava tutto falso! No: lei le sue luci le teneva accese tutto l'anno. Accese "dentro". Per quale motivo tutto doveva essere ritualizzato dall'abitudine. Quell'abitudine che uccide perfino il ricordo, di come sia un'emozione forte! Quell'abitudine che ha la capacità di banalizzare. Di acquietare gli animi, nella routine di una quotidianità diventata stanca. E credere che sia quella la felicità. Quella serenità che non turba. Che non rischia. Che non dà ma non toglie. Come certi momenti di rassegnata noia tra coppie di vecchia data. Possib...

Una storia di Natale

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  Luca era lì. Tra quei due vicoli che incrociandosi formavano un angolo. Il "suo" angolo. Da quanto tempo quello era "il suo luogo"? Quello che ormai rappresentava la sua casa, il suo rifugio, il suo TUTTO? Si sentiva al sicuro lì. Paradosso? Illusione?Autoinganno? No. Assolutamente no. Era la sua realtà. Perché lui, lì , conosceva tutti. E tutti lo conoscevano. E lo salutavano: con un cenno, con un sorriso, con un ciao. Qualcuno più premuroso si fermava perfino per chiedergli: "come va Luca, tutto bene?" Oppure gli portavano un panino. Una volta perfino un thermos con tanto caffè bollente, e quel buon aroma si diffondeva nell'aria e nel cuore. E si sentiva rinascere. Non è tutta cattiva la gente, pensava Luca. La "gente" è un termine troppo generico, astratto, che non individua nessuno in particolare. Solo un insieme di persone. Tutte diverse. Tutte con caratteristiche individuali. Tutte uniche nella propria unicità. Ci sono gli allegri, i ...

Solitudine e Sindrome Abbandonica: un seme da estirpare

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STORIA DI TEA. ................ Tea si sentiva sola. Cosa significa sentirsi soli, si chiedeva Tea. Ciò che provo io, come si chiama? Vuoto? Inconsistenza? Astrazione? Astrazione da tutto. Oppure...oppure assenza forse... ecco, sì: "Assenza"! Assenza di ciò che aveva provato in passato. Di ciò che era stata. Assenza del ricordo di quei momenti /sentimenti che a volte sentiva scorrere nelle vene. Di quell' entusiasmo quasi euforico e di certe disperazioni invalidanti. Di quell' intensità di cui era capace. Quasi impregnata, lei, d'intensità. Come quel sudore che in certe estati umide, feroci di calore, ti ricopre come una veste di velo che ti avvolge e t' imprigiona. Ma era anche leggerezza. Già: e contraddizione, sempre. E verità. Dentro, ora, era solo "istante". E quella certezza di apparire a tutti come una ragazza complicata, difficile, aliena. Quei "Tutti" che non avevano la capacità di andare oltre per capirla. Anche in Famiglia era co...