Natale: rituale o vera Luce?
Lia era lì.
Con il suo cuore.
Un cuore sbucciato da quel suo "sentire" sempre eccessivo.
Quel suo cuore che non aveva bisogno del Natale per accendersi come le luci delle strade, dei negozi, dei palazzi.
Luci che duravano poco meno di un mese.
E poi?
Poi di nuovo tutto uguale.
Negozi, strade, piazze, e soprattutto i volti: quei volti di nuovo sempre un po' spenti.
Ma perché, si chiedeva Lia.
Perché?!
Così diventava tutto falso!
No: lei le sue luci le teneva accese tutto l'anno.
Accese "dentro".
Per quale motivo tutto doveva essere ritualizzato dall'abitudine. Quell'abitudine che uccide perfino il ricordo, di come sia un'emozione forte!
Quell'abitudine che ha la capacità di banalizzare.
Di acquietare gli animi, nella routine di una quotidianità diventata stanca.
E credere che sia quella la felicità.
Quella serenità che non turba.
Che non rischia.
Che non dà ma non toglie.
Come certi momenti di rassegnata noia tra coppie di vecchia data.
Possibile che anche la gioia "dentro" debba seguire i condizionamenti?
È come se la voglia di "fare pace" con chi magari hai avuto un dissidio. O una incomprensione con un amico, e mai voluta risolvere, dovesse essere...come dire..."addomesticata" da un'altra abitudine: quella dettata dalla festività del Natale!
Ecco sì: addomesticata.
Per poi riaccendersi momentaneamente in quei giorni di festa.
E tutto diventa un po' forzato. Condizionato da una costruzione di addobbi, e colori, e leccornie che occhieggiano da invitanti vetrine lucidate a specchio.
Agrifogli, e rosse palline infilate dentro fili d'argento.
E ancora piccole e grandi luci a ogni angolo, e abeti luccicanti, e teneri presepi che con i loro pastori, i loro "dormienti", e soprattutto quel muschio fresco che profuma di bosco, rubano sorrisi.
Predispongono verso l'altro.
"Peace and Love" insomma, come si dice.
Certo, è comprensibile che tutto ciò rallegri il cuore, e dia speranza.
Ma la vera speranza siamo noi.
NOI!
Noi persone, noi esseri umani, noi soli possiamo fare proseguire questo stato d'animo che, per 15 giorni l'anno, predispone alla tolleranza, all'amicizia, alla voglia di esserci per l'altro. Sta solo a noi.
Qualcosa che sia vera bontà, e non buonismo.
Finito il Natale, spente le luci, spariti gli abeti scintillanti, i presepi ricchi del Mistero e della Sacralità di quel Bambino che nasce ogni anno da millenni in una grotta, ecco, "dopo", tutto torna uguale.
Quell'uguale che è normalità.
Nessuna fiammella rimane accesa in quel "dentro" di ognuno di noi.
I visi tornano un po' spenti.
L' egoismo non ha più pretesti per nascondersi.
E così certi atteggiamenti arroganti, egocentrici, irascibili, pronti al rimprovero e alla critica.
Quelli che mortificano, per capirci.
Se dovessi chiedere un miracolo, a quel piccolo grande bambino che rinasce ogni 25 dicembre, io gli chiederei di fare rimanere nel cuore di ognuno, nel profondo della propria anima, quella sensazione di Pace e serenità che il Natale porta con sé.
Così pensava Lia.
Era questo che credeva dovesse dare un senso alla Vita.
Ma lei era una ragazza con quel cuore facile da sbucciare, così già "senza pelle" com'era.
Lei era "la strana".
Quella che custodiva in sé quel mondo che ai più appariva troppo fiabesco. E un po' infantile.
................
Ecco, la storia di Lia è finita.
Che poi, quel suo pensiero sul "cuore" del Natale, forse è quello di molti.
Sarebbe bello che mi lasciaste un commento per sapere come la pensate voi!
Se troppo pessimistica la sua visione o, al contrario, la condividete.
Poche parole bastano. Grazie.
..................
Non perderti gli altri post del nostro Blog, clicca su "segui" alla Home Page e diventa un nuovo follower!

Commenti
Posta un commento