Linda che non si adegua
Era da un po' di settimane che Linda sentiva la mente scoppiarle di pensieri.
Un vortice, dove i pensieri si associavano a visi, espressioni, voci, parole, che a volte le procuravano dolore, e bruciavano, come quando devi riaprire una ferita perché si sta infettando.
E allora devi riaprire per farla sanguinare un po', e fare uscire quella parte infetta, per poi pulirla, e disinfettare di nuovo.
E come brucia quel disinfettare!
Molto più della prima volta.
Pensava al Natale appena trascorso: per lei era una festività che conteneva in sé sempre un po' di magia. Anzi, un po' troppa magia forse, per una persona già adulta.
Una volta, quando era più piccola, quella magia l' avvolgeva come polvere di fata, e iniziava presto ad avvertirla: un po' prima della fine di novembre.
Prima era qualche scintillio, qualche luccichio nell'aria, poi, mano a mano che si avvicinava la data del giorno di Natale, ecco arrivare quel vortice di polvere di Fata.
Ora il tempo era passato, tanti i Natali vissuti con quella magia nel cuore, le cose erano cambiate, ma non per lei. Per lei no.
Sua nipote, più giovane ma non così tanto, le aveva detto: "andiamo...siamo tutte cresciute ormai, non c'è più lo stereotipo della Vigilia!"
Era rimasta così, Linda, stupita e un po' attonita a quelle parole.
Poi le aveva risposto: "guarda che quello non è mai stato uno stereotipo: era realtà!"
Perché lei se le ricordava bene quelle Vigilie impresse nella memoria!
Perché era da lei che venivano tutti la sera della Vigilia, lei quella che organizzava con quella sua carica di entusiasmo. E quella fatica era ripagata dall'allegria di tutti!
Ognuno portava qualcosa per arricchire quel cenone, e ogni vivanda veniva posata sopra un enorme tavolo addobbato con una tovaglia colorata di rosso e di oro, posto all'ingresso.
Imbandito di ogni ben di Dio quel grande tavolo: antipasti, contorni, leccornie di ogni genere, perfino un tacchino disossato e ripieno che faceva mostra di sé , ma che lei non amava troppo.
Poi ognuno si serviva, sceglieva, e assaggiava un po' di tutto, in una sorta di curiosità culinaria!
Ed erano davvero tanti i parenti che arrivavano, così, tutti riuniti: genitori con i figli, sorelle con cognati, zii con cugini, e ancora nonni con nipoti ... circa una trentina di adulti, tra giovani, adolescenti, bambini.
E nessuno ancora anziano.
Nulla era stereotipo, e tutto era allegria, e risate, e scherzi, e gioco, e chiacchiere, con quel sovrapporsi e prevaricarsi un po' nel parlarsi, tipico di quando si è in tanti!
Poi, alla mezzanotte, si aprivano i numerosissimi regali, davvero tanti quei pacchi avvolti in carte lucide e colorate, legati con altrettanti nastri d'oro e d'argento.
Si iniziava per età: dal più piccolo al più adulto.
E i bambini si accalcavano ai piedi del grande abete dove erano accumulati i pacchi e piccoli adesivi con il nome di ognuno.
E quel grande abete era vero, per questo manteneva quel profumo di bosco, così particolare, dolce e pungente, suggestivo e natalizio.
Un profumo che Linda non avrebbe mai scordato.
Che aveva ragione Proust, con quell'associare la sua memoria al sapore delle Madeleine!
Ed era bella l'immagine dei più giovani, alcuni ancora bambini, che strappavano con frenesia i nastri colorati e le belle carte lucide, per arrivare in fretta a scoprire se, dentro alla scatola, c'era il giocattolo desiderato!
Ora è cambiato tutto, si tormentava Linda, tanto. Anzi, troppo.
Forse i lutti improvvisi all'interno di ogni famiglia...era stato questo?
Eppure lei era convinta che certi eventi dovesse creare un legame più forte tra quelli rimasti.
Invece no. Era solo sua quella convinzione, suo quel desiderio.
Ci aveva provato a riunire almeno qualcuno, ma ognuno aveva altro da fare.
Linda era sempre molto attenta a ciò che notava all'esterno della sua vita, alle espressione dei visi delle persone che incrociava in strada, alla luce negli occhi di ognuno...ma niente: anche negli estranei vedeva tanti cambiamenti.
E questo cambiamento si chiamava "tristezza", senza più quella piccola luce negli occhi a illuminare il viso!
Almeno così era come se la viveva lei: assenza di quell'allegria che nasce dagli occhi prima ancora che dal sorriso.
Si ricordò di un conoscente che un giorno le aveva detto: "svegliati Linda, contano solo i soldi oggi. I soldi e il potere!"
Ma lei non accettava questa idea, anzi, le riapriva ogni volta quella ferita che non si rimarginava.
Che certi comportamenti, quei "cattivi pensieri" così esternati, le procuravano un brivido.
Una sorta di "pelle d'oca" nel cuore.
Come l'estrema violenza dei tanti atti giovanili sempre più frequenti.
Quella feroce vigliaccheria dei "tanti contro uno", che disprezzava con tutto il suo essere.
Linda assomigliava al suo nome: "linda" appunto, e pulita, e generosa, pronta a darsi a chi chiedeva aiuto.
Pronta a sognare soprattutto.
E a credere.
Credere che un incantesimo buono avrebbe spezzato quello malvagio che "sentiva" nell'aria, che ognuno respirava suo malgrado, e che per questo sarebbe entrato in ognuno.
Per modificarne il cuore e l'anima.
Ma lei non voleva cedere.
Sapeva che il suo potere era inevitabilmente piccolo, minuscolo, quasi ridicolo, ma la determinazione no: quella era forte. E irriducibile.
Inarrestabile quel suo desiderio di tornare a quel "senso del Magico" che avrebbe scacciato la tristezza, e fatto tornare la luce negli occhi degli abitanti della Terra.
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