Sensazioni. (Confessioni di una paziente: la solitudine oggi)
Vorrei scrivere tante cose.
Ma ho la mente vuota.
O forse troppo piena.
Sì, troppo piena direi.
Decisamente troppo piena.
Del resto io sono quella che "pensa troppo". Ed è vero.
A volte vorrei non pensare.
Svuotare la testa.
Pensare a niente e a nessuno.
Vuoto totale.
C'è una frase di Frida Kahlo che mi piace, che sento un po' mia in questo momento.
Dice così:
" In un posto dentro di me, io sono sola. Lo sono sempre stata e sempre lo sarò."
Se qualcuno pensa sia una frase triste, o che riveli una personalità dal cuore, o dal carattere melanconico, vi sbagliate. Non è così!
In quel posto dentro di me, quello al quale non so neppure dare un punto preciso, né uno spazio, né un nome, io sono sola.
E non la posso condividere con nessuno questa sensazione.
Mai riuscita a farlo.
O forse mai potuto.
E nessuno è capace di condividerla con me.
A volte, seppure raramente, mi è accaduto di credere e pensare:
"ecco! finalmente questa persona capisce questo mio "buco".
Questa assenza.
Questo non luogo.
Questo vuoto solo mio.
Dove non arriva mai nessuno.
Forse perché non dò spazio?
Come fossi circondata da una cupola, da uno scudo, da uno schermo.
Di quelli che si vedono in certi Film di fantascienza.
Qualcosa d' infrangibile. Impenetrabile a qualunque arma.
Sarà "Lui", forse, che riuscirà a toccarlo?
Toccare dentro.
E magicamente lo riempirà."
Ma puntualmente, vengo delusa.
Così mi metto in discussione.
Sono io "la sbagliata"?
Il mio mondo, questo mio mondo così distante da tutti, è fuori dal tempo?
Troppo, fuori dal tempo?
Cerco di uscire alla ricerca della dimensione che forse ho perduto. Ma non la ritrovo.
Non la trovo più.
Che siano state le troppe fiabe lette nei lunghi inverni, a letto, per quella salute delicata?
Per questo, mente, cuore, spirito, è stato nutrito di sogni e fantasie?
Un mondo in una dimensione che non esiste per gli altri, ma solo per me.
Un po' come l'Isola Che Non C'è.
Quindi i più curiosi si avvicinano.
Quelli che amano le sfide da vincere.
E lei è una sfida che si presta a chi la reputa "costruita" dentro quel suo mondo. Quindi "smontabile".
Una curiosità e una sfida per capire. Conoscerla.
Cercare dov'è il "trucco".
Per poi "smascherarla".
E sentirsi, così -rispetto a questa sua diversità- più furbi.
E lei, in realtà, troppo "scoperta". Facile da capire alla fine.
Convincersi, così, di essere migliori.
Oppure per altro interesse che riguarda un'attrazione sì, ma di altro tipo.
Quando poi il "diffidente" scopre che non c'è alcun trucco ma solo verità.
Che quel suo mondo è reale, solo troppo diverso, troppo "suo".
Anomalo, così mischiato tra il reale, lo spirituale, il fiabesco.
Diverso ma autentico.
Allora...allora no!
Allora, poi, ecco il fastidio.
E con il fastidio le critiche.
E con le critiche lo sminuire.
E banalizzare quella diversità.
Sei difficile, nient'altro!
Sì, magari piaceva l'idea di qualcosa di nuovo, ma...troppo complicato seguirti!
Richiede tempo.
Ed energie.
Troppo tempo, e troppe energie...no, non ne vale la pena!
A me basta altro.
È così che cambiava l'idea su di lei.
È questo che alla fine lei "sentiva" arrivare.
E arrivava sempre, in modo un po' improvviso.
In particolare da parte degli uomini, ma anche da alcune amiche a volte.
Quelle a cui lei dava se stessa.
Ma nessuno glielo diceva in faccia.
Senza quella chiarezza e quella lealtà che dà spazio, poi, al confronto.
Per spiegarsi, e farsi capire.
Lei desiderava da morire capire.
Sopra ogni cosa essere capita.
Ma niente.
Si sparisce. Fine!
Storia chiusa.
Lo chiamano "Gosting", adesso.
Perché, se dai un nome ai comportamenti, anche se un po' vigliacchi così senza affrontare, tutti si sentono legittimati a compierli.
Oggi poi è quasi "figo" sparire.
Come l'uso dei cellulari: c'è chi ti sommerge di messaggi se ha bisogno di te, o ha un interesse particolare.
Poi? Bè... poi tutto può cambiare.
Se l'interesse o la necessità cessa.
Forse. Ma non è sempre così chiaro.
Magari al tuo messaggio non arriva più risposta.
Si può "bloccare" un numero se l'altro insiste.
O se si vuole chiudere un rapporto.
Credo che la tecnologia abbia fatto emergere la parte peggiore delle persone.
E l'abbia mostrata.
Quella "buia".
Quella zona fatta di ombra.
L'altra faccia della luna.
Quella che non si conosce.
Spinta in un fondo così fondo che, forse, neppure la persona che la possiede sapeva di averla!
La parte che non si sarebbe voluta conoscere.
Non parlo solo di chi la subisce, ma anche di chi la possiede.
Chi la scopre e non lo sapeva.
Perché triste così priva di ali.
E senza ali non voli più.
Io non la voglio questa realtà.
È sbagliata.
Non mi piace.
Decisamente non mi piace.
Perché è una "Costruttrice di Solitudine".
Ma è la solita vecchia storia: se sei in minoranza, specialmente se in forte minoranza, non importa che tu sia nel giusto.
Che i tuoi ideali siano più alti di altri. E così i tuoi valori.
Una volta era diverso.
Non parlo di tanto tempo fa.
Diciamo dieci...quindici anni fa?
Ora è come se mi fossi svegliata una mattina, una come tante altre.
Mi fossi alzata, e... avessi imboccato una "porta" che ti introduce in
un' altra dimensione.
Dove all'apparenza è tutto identico.
Assolutamente identico.
Nella realtà, però, tutto diverso.
Nelle parole o nei silenzi.
Nei comportamenti o nei non comportamenti.
Nelle azioni o nelle inazioni.
Come un'aliena entrata in una dimensione dove gli esseri che la abitano sono privi di capacità di "scambio".
Scambio di vere emozioni.
Di vero racconto e di vero ascolto.
Di occhi che si specchiano nella luce degli occhi dell'altro.
Di sorrisi che a volte ti sembrano unici.
Che illuminano il viso di chi te lo regala.
Di abbracci forti.
Quelli dove il cuore dell'uno entra nel cuore dell'altro per un istante.
Soprattutto di ali.
Quelle invisibili ma robuste.
Bene attaccate alle spalle.
Quelle che ti fanno volare in alto quando è troppo pesante, e tortuoso, e stancante, il percorso lungo certi sentieri della terra.
Allora ti stacchi un po', ti sollevi, entri in quella sensazione dove tutto è lieve, leggero, trasparente.
Dove tutto è aria.
È sali, come certe bolle di sapone.
Così, per riposarti un po'.
E poi ridiscendere.
.....................
O forse troppo piena.
Sì, troppo piena direi.
Decisamente troppo piena.
Del resto io sono quella che "pensa troppo". Ed è vero.
A volte vorrei non pensare.
Svuotare la testa.
Pensare a niente e a nessuno.
Vuoto totale.
C'è una frase di Frida Kahlo che mi piace, che sento un po' mia in questo momento.
Dice così:
" In un posto dentro di me, io sono sola. Lo sono sempre stata e sempre lo sarò."
Se qualcuno pensa sia una frase triste, o che riveli una personalità dal cuore, o dal carattere melanconico, vi sbagliate. Non è così!
In quel posto dentro di me, quello al quale non so neppure dare un punto preciso, né uno spazio, né un nome, io sono sola.
E non la posso condividere con nessuno questa sensazione.
Mai riuscita a farlo.
O forse mai potuto.
E nessuno è capace di condividerla con me.
A volte, seppure raramente, mi è accaduto di credere e pensare:
"ecco! finalmente questa persona capisce questo mio "buco".
Questa assenza.
Questo non luogo.
Questo vuoto solo mio.
Dove non arriva mai nessuno.
Forse perché non dò spazio?
Come fossi circondata da una cupola, da uno scudo, da uno schermo.
Di quelli che si vedono in certi Film di fantascienza.
Qualcosa d' infrangibile. Impenetrabile a qualunque arma.
Sarà "Lui", forse, che riuscirà a toccarlo?
Toccare dentro.
E magicamente lo riempirà."
Ma puntualmente, vengo delusa.
Così mi metto in discussione.
Sono io "la sbagliata"?
Il mio mondo, questo mio mondo così distante da tutti, è fuori dal tempo?
Troppo, fuori dal tempo?
Cerco di uscire alla ricerca della dimensione che forse ho perduto. Ma non la ritrovo.
Non la trovo più.
Che siano state le troppe fiabe lette nei lunghi inverni, a letto, per quella salute delicata?
Per questo, mente, cuore, spirito, è stato nutrito di sogni e fantasie?
Un mondo in una dimensione che non esiste per gli altri, ma solo per me.
Un po' come l'Isola Che Non C'è.
Quindi i più curiosi si avvicinano.
Quelli che amano le sfide da vincere.
E lei è una sfida che si presta a chi la reputa "costruita" dentro quel suo mondo. Quindi "smontabile".
Una curiosità e una sfida per capire. Conoscerla.
Cercare dov'è il "trucco".
Per poi "smascherarla".
E sentirsi, così -rispetto a questa sua diversità- più furbi.
E lei, in realtà, troppo "scoperta". Facile da capire alla fine.
Convincersi, così, di essere migliori.
Oppure per altro interesse che riguarda un'attrazione sì, ma di altro tipo.
Quando poi il "diffidente" scopre che non c'è alcun trucco ma solo verità.
Che quel suo mondo è reale, solo troppo diverso, troppo "suo".
Anomalo, così mischiato tra il reale, lo spirituale, il fiabesco.
Diverso ma autentico.
Allora...allora no!
Allora, poi, ecco il fastidio.
E con il fastidio le critiche.
E con le critiche lo sminuire.
E banalizzare quella diversità.
Sei difficile, nient'altro!
Sì, magari piaceva l'idea di qualcosa di nuovo, ma...troppo complicato seguirti!
Richiede tempo.
Ed energie.
Troppo tempo, e troppe energie...no, non ne vale la pena!
A me basta altro.
È così che cambiava l'idea su di lei.
È questo che alla fine lei "sentiva" arrivare.
E arrivava sempre, in modo un po' improvviso.
In particolare da parte degli uomini, ma anche da alcune amiche a volte.
Quelle a cui lei dava se stessa.
Ma nessuno glielo diceva in faccia.
Senza quella chiarezza e quella lealtà che dà spazio, poi, al confronto.
Per spiegarsi, e farsi capire.
Lei desiderava da morire capire.
Sopra ogni cosa essere capita.
Ma niente.
Si sparisce. Fine!
Storia chiusa.
Lo chiamano "Gosting", adesso.
Perché, se dai un nome ai comportamenti, anche se un po' vigliacchi così senza affrontare, tutti si sentono legittimati a compierli.
Oggi poi è quasi "figo" sparire.
Come l'uso dei cellulari: c'è chi ti sommerge di messaggi se ha bisogno di te, o ha un interesse particolare.
Poi? Bè... poi tutto può cambiare.
Se l'interesse o la necessità cessa.
Forse. Ma non è sempre così chiaro.
Magari al tuo messaggio non arriva più risposta.
Si può "bloccare" un numero se l'altro insiste.
O se si vuole chiudere un rapporto.
Credo che la tecnologia abbia fatto emergere la parte peggiore delle persone.
E l'abbia mostrata.
Quella "buia".
Quella zona fatta di ombra.
L'altra faccia della luna.
Quella che non si conosce.
Spinta in un fondo così fondo che, forse, neppure la persona che la possiede sapeva di averla!
La parte che non si sarebbe voluta conoscere.
Non parlo solo di chi la subisce, ma anche di chi la possiede.
Chi la scopre e non lo sapeva.
Perché triste così priva di ali.
E senza ali non voli più.
Io non la voglio questa realtà.
È sbagliata.
Non mi piace.
Decisamente non mi piace.
Perché è una "Costruttrice di Solitudine".
Ma è la solita vecchia storia: se sei in minoranza, specialmente se in forte minoranza, non importa che tu sia nel giusto.
Che i tuoi ideali siano più alti di altri. E così i tuoi valori.
Una volta era diverso.
Non parlo di tanto tempo fa.
Diciamo dieci...quindici anni fa?
Ora è come se mi fossi svegliata una mattina, una come tante altre.
Mi fossi alzata, e... avessi imboccato una "porta" che ti introduce in
un' altra dimensione.
Dove all'apparenza è tutto identico.
Assolutamente identico.
Nella realtà, però, tutto diverso.
Nelle parole o nei silenzi.
Nei comportamenti o nei non comportamenti.
Nelle azioni o nelle inazioni.
Come un'aliena entrata in una dimensione dove gli esseri che la abitano sono privi di capacità di "scambio".
Scambio di vere emozioni.
Di vero racconto e di vero ascolto.
Di occhi che si specchiano nella luce degli occhi dell'altro.
Di sorrisi che a volte ti sembrano unici.
Che illuminano il viso di chi te lo regala.
Di abbracci forti.
Quelli dove il cuore dell'uno entra nel cuore dell'altro per un istante.
Soprattutto di ali.
Quelle invisibili ma robuste.
Bene attaccate alle spalle.
Quelle che ti fanno volare in alto quando è troppo pesante, e tortuoso, e stancante, il percorso lungo certi sentieri della terra.
Allora ti stacchi un po', ti sollevi, entri in quella sensazione dove tutto è lieve, leggero, trasparente.
Dove tutto è aria.
È sali, come certe bolle di sapone.
Così, per riposarti un po'.
E poi ridiscendere.
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