L'Uomo del Gelo e il Messaggero della Primavera - commento psicologico
L' UOMO DEL GELO E IL MESSAGGERO DELLA PRIMAVERA.
( Indiani Chippewa)
L' Uomo del Gelo stava seduto nel suo
wigwam di corteccia di betulla accanto a un ruscello gelato.
Il suo fuoco era quasi spento.
L' Uomo era molto vecchio e molto triste e i suoi capelli erano lunghi e bianchi.
Si sentiva solo, e giorno dopo giorno non udiva altro che gli urli delle bufere invernali che spargevano neve dappertutto.
Un giorno mentre il suo fuoco si consumava nell'ultima brace arancione, l' Uomo del Gelo vide un giovane avvicinarsi.
Il ragazzo aveva le guance rosse, gli occhi lustri di piacere, e sorrideva.
Il suo passo era lieve e rapido.
Intorno al capo portava una corona d'erba dolce e in mano aveva un mazzo di fiori.
"Vieni dentro" lo invitò l' Uomo del Gelo.
"Sono lieto di vederti. Dimmi perché sei qui."
"Sono un messaggero" rispose il giovane.
"Ah, allora ti parlerò dei miei poteri" disse l' Uomo del Gelo, "delle meraviglie che so operare. E tu farai altrettanto."
Dal suo involucro delle magie il Vecchio trasse una pipa e la riempí di erbe aromatiche.
L' accese con uno degli ultimi tizzoni del fuoco morente, soffiò fumo nelle quattro direzioni e quindi porse la pipa al giovane straniero.
Dopo che la cerimonia della pipa fu conclusa l' Uomo del Gelo disse: "quando soffio il mio fiato, i ruscelli si fermano e l'acqua diventa dura e chiara come cristallo".
"Quando respiro io" rispose il giovane "spuntano fiori su tutta la Terra."
"Quando scuoto i miei lunghi capelli bianchi" aggiunse il Vecchio "la neve ricopre la terra. Al mio comando le foglie diventano brune e cadono dagli alberi e il mio soffio le fa volare via. Gli uccelli acquatici si alzano dai laghi e migrano verso terre lontane. Gli animali cercano rifugio dal mio respiro e la stessa terra diventa dura come selce "
Il giovane sorrise.
"Quando io scuoto la chioma" disse "tiepide gocce di morbida pioggia cadono sulla terra. Le piante sollevano il capo gioiose. Il mio fiato fa sciogliere i ruscelli ghiacciati. Con la mia voce richiamo gli uccelli e dovunque io cammini, nei boschi, la loro musica riempie l' aria."
E mentre il giovane stava ancora parlando, il sole salì più alto nel cielo e un gentile calore avvolse tutto il luogo.
L' Uomo del Gelo restò seduto in silenzio e ascoltò un pettirosso e un uccello azzurro cantare proprio sopra il suo wigwam.
Fuori i ruscelli ricominciarono a scorrere e la fragranza dei fiori si sparse sulle ali della brezza di primavera.
Il giovane guardò l' Uomo del Gelo e vide lacrime scorrergli dagli occhi.
A mano a mano che il sole riscaldava il Vecchio divenne sempre più piccolo, le lacrime scesero più copiose, e alla fine egli scomparve.
Nulla restò del suo fuoco.
Al suo posto c'era un fiorellino bianco con il bordo rosa, quello che la gente chiama Bellezza di Primavera perché è tra le prime piante che annunciano la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.
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INTERPRETAZIONE PSICOLOGICA
DELLA LEGGENDA.
Se leggete con attenzione questa bellissima leggenda dei Nativi d' America, oltre a coglierne la loro magica delicatezza e insieme forza nel raccontare, vi salterà agli occhi l' analogia che si coglie nel percorso Vita-Morte-Rinascita nel suo significato/simbolismo psicologico.
Rappresenta il processo di trasformazione interiore in cui la fine di una fase è necessaria per permettere una nuova evoluzione.
Nell'analisi del profondo -in particolare parliamo di C.G.Jung- questo ciclo riguarda il superamento di vecchi e rigidi schemi mentali.
Le 3 fasi del processo psicologico sono:
- La Vita (Status Quo)
Rappresenta la propria identità, le certezze, le abitudini, le difese del nostro Io. È quella fase di stabilità che nel tempo rischia di diventare limitante e troppo rigida.
- La Morte (Il Distacco)
Si manifesta attraverso una crisi, un lutto, un separazione, un distacco appunto, o ciò che riteniamo un fallimento delle nostre aspettative.
- La Rinascita ( La Trasformazione)
È il Nuovo Inizio.
Dal Caos e dal dolore di una crisi l'individuo integra nuove consapevolezze riorganizzando la propria personalità a un piano di coscienza superiore.
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A migliore esempio simbologico possiamo prendere " l' Araba Fenice", il principale archetipo.
Il Mitico Uccello di Fuoco che muore bruciando, per poi risorgere dalle proprie ceneri.
È il simbolo universale di resilienza e di rinnovamento dopo il dolore e la perdita.
Altri simboli di rinascita sono:
-Il Fiore di Loto:
Nasce in acque melmose per poi aprirsi in tutta la sua bellezza alla luce del sole.
Richiude i suoi petali poi con le tenebre, per poi riaprirsi di nuovo con la luce.
Per questo è il simbolo della rinascita.
-L' Albero della Vita.
Per l'alternarsi delle stagioni che si ripete anno dopo anno, questo albero rappresenta un simbolo di rinascita ma anche di purezza.
-La Spirale.
È un ciclo di evoluzione continuo.
Rappresenta uno sviluppo infinito.
È associata alla rinascita e all' eternità.
-Il numero 9.
Ha un significato profondo trattandosi dell'ultima delle cifre. Per questo rappresenta la fine di un ciclo e l'inizio di uno nuovo.
Per Dante Alighieri è il numero dei cerchi dell' Inferno e delle sfere del Paradiso.
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Al di là di queste informazioni che ritengo belle e interessanti, ma forse un po' troppo tecniche, posso affermare da psicologa che il percorso triale di Vita-Morte-Rinascita, vale per tutti coloro che si ritrovano ad affrontare una perdita, che sia di una persona cara, che di una storia d' amore in cui si era creduto investendo parte di sé a livello affettivo e di fiducia nell'altro, per poi affrontare la realtà di una delusione.
Questo ovviamente riguarda ogni tipo di aspettativa nella quale si investe troppo di se stessi.
Il consiglio è quello di usare sempre un po' di cautela, che non significa diventare chiusi all'altro, alle novità, o diffidenti, assolutamente no.
Significa unicamente usare quel sano meccanismo di difesa che ognuno di noi possiede e che ci aiuta sempre a proteggerci.
Cosa sono i meccanismi di difesa?
Sono processi psicologici automatici e inconsci che la mente usa per proteggersi da ansia, stress, o emozioni troppo dolorose e hanno, come detto, una una funzione protettiva.
Furono introdotti da Sigmund Freud.
Sono "sani" se usati per affrontare un momento difficile (adattivi) o rigidi (disadattivi) se usati sempre.
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