Interpretazione Psicologica del mito di Ade e Persefone, e l'analogia del mito riportato ai giorni nostri (parte2)
In psicologia, la prevaricazione indica un comportamento aggressivo e prepotente in cui una persona usa il proprio potere, la propria autorità, o la propria forza, per imporsi a un'altra.
Questo comportamento si manifesta spesso come controllo patologico nelle relazioni di coppia dove un partner limita la libertà dell'altro instaurando un clima di sudditanza.
La prevaricazione è un'azione a senso unico dove non si discute per trovare un accordo ma si calpesta l'altro per "vincere" a tutti i costi.
C'è anche un'asimmetria di potere, un forte squilibrio di potere.
Chi prevarica si percepisce superiore mentre la vittima si sente incapace di difendersi.
Perché il mito di Ade e Persefone non è così lontano da certe realtà di ieri e di oggi.
Che certi comportamenti maschilisti - che oggi viene chiamato "patriarcato"- non si discosta troppo da quei miti che accendono la fantasia e lo stupore.
Allora, forse, dobbiamo fare ancora tantissima strada per arrivare ad una parità che si basi sopra ogni essere, che sia di genere maschile o femminile, fondata su un termine che contiene in sé la risposta a tutto: RISPETTO.
Poi c'è la parte, dolce e insieme dolorosa, che riguarda la volontà di Ade di allontanare Demetra da Persefone.
Quel legame madre-figlia la cui sacralità niente e nessuno dovrebbe spezzare.
Infatti Zeus interviene e trova una soluzione che dà il via al ciclo delle stagioni:
Primavera-Estate: Persefone torna sulla terra e Demetra nel suo gioire fa rifiorire la Terra.
Autunno-Inverno: Persefone torna nell' Ade e la sofferenza di Demetra rende la Terra sterile.
Qui abbiamo la dimostrazione che neppure gli Dei potevano essere esenti da separazioni che provocano profonde ferite nel cuore, ferite che se rimarginano lasciano cicatrici che non spariscono.
Il susseguirsi delle stagioni come simbolo di ogni ciclo: vita, morte, rinascita.
C'è una bellissima poesia di Cesare Pavese che parla delle stagioni in particolare dell' estate.
Ve la propongo.
Così come ve ne propongo un'altra, sempre dal titolo Estate, del grande Pablo Neruda.
Due poesie che trattano in modo diametralmente opposto questa splendida stagione, seguendo quella che è la propria natura così diversa.
ESTATE.
"C'è un giardino chiaro,
tra mura basse,
di tigli e di pesche. Il
sole vi ferma
il suo alto viaggio
d'agosto e l' indora;
e l'aria è così dolce che
si direbbe
non debba finire mai.
Ma il frutto maturo già
cade
nel prato, pesante, e
l'ombra si flette
nel pomeriggio che
muore.
Così l'amore ci prende
nel suo
fulgore più alto, e ci
lascia
smarriti e silenziosi
vicini alla terra.
(Cesare Pavese)
...............
OH ESTATE!
Oh estate abbondante
carro di mele mature
bocca di fragola in mezzo al verde
labbra di susina selvatica
strade di morbida polvere
sopra la polvere,
mezzogiorno,
tamburo di rame rosso,
e a sera
riposa il fuoco,
la brezza fa ballare
il trifoglio, entra
nell'officina deserta
sale
una stella
fresca
Verso il cielo
cupo
crepita
senza bruciare
la notte dell' estate.
(Pablo Neruda)
......
Come potete notare la descrizione che deriva dall'emozione, dallo stupore, dal sentimento che dà la stagione estiva, è vissuta in maniera decisamente diversa dai due grandi poeti.
Nell'estate di Cesare Pavese la poesia è evocativa, dove il calore del sole estivo si unisce ad un senso di malinconica afflizione, dove l'immagine della donna amata e il suo ricordo, si fonde con la luce di questa stagione.
C'è il contrasto tra la pienezza dell'estate e la caducità delle cose, dove "il frutto maturo già cade nel prato" e lo fa con pesantezza.
Dura il tempo di un battito di ciglia, per il poeta, la leggerezza del suo fiorire dalla pesantezza di quel cadere.
Quella di Neruda invece è una vera "Ode all'Estate".
Le immagini si rincorrono nitide, asciutte, veloci, una dietro l'altra per descrivere una stagione che profuma di calore, di corse sfrenate con la libertà e la consapevolezza di esserci, di viversi il momento.
E ci descrive la stagione più bella dell'anno con quella sua profonda assoluta sensualità che ritroviamo in ogni sua poesia.
Che non può fare a meno di descriverla ed accostarla, nella sua descrizione, ad una donna e all'amore, che sono gli assoluti ispiratori in ogni verso di ogni sua poesia.
Ecco, forse mi sono discostata un po' dall'argomento principale di questo post, dove vi ho raccontato del mito greco di Ade e Persefone, per poi accostarlo a certi eventi e comportamenti della quotidianità odierna.
Ma ho parlato comunque e sempre di sentimenti.
Di quelli che prevaricano la volontà e il desiderio dell'altro, di vittime e carnefici, di dolore dato dalla separazione.
Forse è per questo che ho voluto terminare con gli splendidi versi di due immensi poeti che sanno descrivere l'amore con la delicatezza, a volte la tristezza, ma sempre con la passione e l'intensità, che questo stato d'animo contiene in sé e merita.
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