Analogie e conseguenze dell'Amore nei miti greci, e quello ai giorni d'oggi: amori contrastati, violenza, prevaricazione

 

Gli amori nella mitologia greca non sono mai semplici storie romantiche ma rappresentazioni complesse tra desiderio, potere, e destino.

Le storie più "potenti" della mitologia greca non finiscono mai bene, perché c'è qualcosa nella struttura stessa di certi amori che li rende impossibili da mantenere.
Non promettono salvezza ma al contrario mostrano cosa accade quando il sentimento diventa più forte del limite umano: si tenta allora l'impossibile, si sfida la morte, si va oltre ogni possibilità, oltre "l'oltre" per spiegarne l'intensità.

Come nel caso di Pandora, anche il desiderio può aprire qualcosa che poi è difficile richiudere.

Alcune storie d'amore nella mitologia greca non finiscono con una morte o una perdita. Sono costruite intorno a una distanza che non si può colmare, un desiderio che non può essere totalmente corrisposto perché una delle due parti non è disponibile come l'altra vorrebbe.

Il desiderio nei miti greci non resta mai invisibile ma lascia sempre una traccia: un fiore nato nel sangue, una voce che continua a ripetere, come nel racconto della ninfa Eco, un corpo che cambia ciò che è in origine per sfuggire e sopravvivere, come nel caso della ninfa Dafne che per sottrarsi ad Apollo, si trasforma in una pianta d'alloro un attimo prima della violenza.
Narciso lascia dietro di sé un fiore che porta il suo nome.
Giacinto sopravvive nel colore di una pianta nata dalla perdita.

Amori che trasformano corpi in fiori, in stelle, in fiumi che scorrono ancora.
Amori tragici, desideri impossibili, metamorfosi lasciate dal desiderio. L'amore come potere che cambia il destino quindi.
Questi amori immortali superano i confini del tempo, della morte, e della realtà.
Queste metamorfosi non sono solo finali fantastici, sono il modo in cui la mitologia greca trasforma il dolore in memoria visibile: ciò che l'amore distrugge non scompare del tutto ma cambia forma.

L'amore nella mitologia greca non era governato dalla morale, era governato dalla forza.
Divinità come Afrodite, Zeus, Eros, la usavano in amore con la stessa noncuranza con cui un'onda usa le proprie energie.

Noi tendiamo a raccontare l'amore come qualcosa che completa, quella metà mancante che finalmente ci rende interi.
I greci lo raccontano come qualcosa che interrompe, che apre brecce, che obbliga a diventare qualcosa di diverso da ciò che si era.
Non è una visione meno affascinante, è solo meno rassicurante.
Non ci dicono che l'amore trionfa, ci dicono la verità su ciò che fa l'amore quando arriva davvero.
Trasforma. Destabilizza. Lascia tracce che non scompaiono: un fiore, una voce nell'eco, la luce della luna di una montagna dove un pastore dorme.
Molti di questi amori hanno come conseguenze anche punizioni e trasformazioni, dove il desiderio eccessivo viene sempre riequilibrato.

Ecco, vi ho fatto una breve sintesi di certi amori impossibili e spesso dalla conclusione tragica, nel tentativo però di toccare tutte le sfumature di questo argomento.
Come spiegato all'inizio cercherò di mostrare l'analogia di questo, ad alcuni comportamenti degli esseri umani di oggi.
Comportamenti perpetrati nello specifico da uomini nei confronti delle donne.
Nei prossimi post vi racconterò alcuni miti tra i più affascinanti associati, come già anticipato, a certi comportamenti spesso dal finale tragico dei tempi odierni, seguiti da una interpretazione di carattere psicologico.

Inizierò con il Mito di Ade e Persefone.

Il racconto ha inizio quando Ade, affascinato dalla bellezza di Persefone ( figlia di Zeus e della dea del raccolto Demetra), venne rapita da Ade, dio dell'oltretomba.
Mentre raccoglieva fiori nella piana di Nysa, insieme alle sue compagne figlie di Oceano, dal prato fiorito spuntò un narciso di straordinaria bellezza.
Persefone, immersa in un sacro stupore, protese le mani per raccogliere il meraviglioso fiore.
Dalla base del narciso si aprì una voragine da cui emerse Ade re dei morti.
Ade la rapì e la portò via negli Inferi per spostarla, ancora fanciulla, contro la sua volontà.
Negli Inferi le venne offerta della frutta: ella mangiò solo sei chicchi di una melagrana.
Ignorava che mangiare i frutti degli Inferi l' avrebbero costretta a rimanervi per l'eternità.

Demetra, dea della fertilità e dell'agricoltura, che prima di questo episodio procurava agli esseri umani anni di bel tempo e raccolti, reagì disperata al rapimento della figlia impedendo la crescita delle messi, e scatenando un inverno durissimo di gelo ed intemperie.

Con l'intervento di Zeus, che ordinò ad Ade di restituire la fanciulla, si arrivò ad un accordo.

Persefone avrebbe trascorso due terzi dell'anno con la madre, e il resto dell'anno negli Inferi con il marito.
Questo ciclo simboleggia il susseguirsi delle stagioni:

-Primavera-Estate: Persefone torna sulla Terra, Demetra gioisce e la terra rifiorisce.
- Autunno-Inverno: Persefone torna nell'oltretomba, Demetra si addolora e la Terra diventa sterile.

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