A proposito di Solitudine



Mi sono accorta che i post più "frequentati" nel blog sono sempre quelli che riguardano l'argomento Solitudine.
Io poi ne scrivo spesso su questo stato d'animo, ma non faccio testo perché è qualcosa che ha sempre fatto un po' da sottofondo dentro di me.
Sia chiaro, non ha mai interferito con la mia natura che ha comunque una base di assoluta allegria, a volte quasi euforica, amore per la vita, con un pizzico di ironia che spesso alleggerisce.
No, è qualcosa di assolutamente "mio" questo sottofondo che a volte toglie luce ai miei occhi ridenti.
Ma la conosco così bene ormai che siamo quasi amiche, che ha un legame profondo con me.
È quella cosa che mi permette di "sentire" in maniera più intensa: me stessa, e chi amo e mi è vicino.
Lo so che sembra una contraddizione, ed è anche vero che a volte mi crea conflitti, ma non sarei la stessa se non ci fosse "Lei" a tenermi compagnia.
Forse è per questo che ho amato molto il romanzo "La solitudine dei numeri primi".
Davvero, l'ho riconosciuta quella solitudine. Ed eravamo in grande sintonia.
Ricordo quella frase del libro scritto da Paolo Giordano:
"Mattia pensava che lui e Alice erano così, due numeri primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza da sfiorarsi davvero".

Caspita, ho pensato, ecco cosa sono io: un numero primo!
E i numeri primi, anche se gemelli, non possono mai essere veramente vicini così da potersi almeno sfiorare perché sempre divisi da un numero pari.
A volte ci si sbaglia nel valutare l'altro, quello che credevi gemello, perché è estremamente difficile essere davvero numeri primi nella vita.
E capita che si avvicini a te qualcuno che è attratto da quella mescolanza che diventa difficile da definire, ma che può attrarre per la difficoltà -che diventa curiosità e sfida- di capire l'altro che, senza volerlo, diventa così "mistero".
E chi ne è attratto a volte, inevitabilmente e in buona fede, si adegua talmente a quel modo di essere dell'altro, da sentirsi in perfetta sintonia.
La conseguenza è che anche quel lui o quella lei, si sentono a loro volta un numero primo gemello.
Ma se la sua natura non è veramente quella, se in realtà la persona è un numero pari, inevitabilmente, alla fine, sarà quello che divide e la sintonia si rivelerà illusoria.
Perché la differenza tra un numero pari e uno primo è tale da scoprirsi antitetici.
Ed è allora che il numero primo capirà che la sua solitudine è solo unicamente sua, divisibile solo per uno e per sé stesso.

Certo, la delusione è immensa se hai creduto di potere sfiorare chi credevi un tuo simile, un gemello appunto.
Ma ognuno DEVE rispettare la propria natura.
Vi ho voluto raccontare questo perché a me è capitato, malgrado la mia professione.
Per questo motivo lo racconto a tutti, perché tra i tanti "tutti" ci sarà anche quel numero primo che penserà di essere sbagliato, e per questo solo per sempre.
Ma non è così se, come ho scritto all'inizio, si saprà diventare amici della propria solitudine, quella che fa da sottofondo, ma senza inficiare allegria e voglia di vivere la vita.
Che sarà un aggiuntivo per succhiarne con consapevolezza il midollo.

Vediamo di darne una interpretazione psicologica.
Cosa ci insegna la solitudine?
Bè... ecco, ci insegna soprattutto l'indipendenza emotiva come scelta consapevole.
Questo ci permette di superare la paura del silenzio, scoprire noi stessi, le passioni che ci interessano, quelle che sono davvero nostre da ciò che, al contrario, sentiamo essere lontane da ciò che siamo e non ci appartengono.
E rafforzare così la nostra autostima, senza condizionamenti di altri.

I numeri primi se ne stanno nel loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali: un passo indietro e isolato rispetto agli altri.
Esistono però coppie di numeri primi ( come 11 e 13 ad esempio) che sono vicinissimi è vero, ma vengono separati e bloccati da un numero pari: è questo che impedisce loro di toccarsi davvero.
Ed è ciò che capita a Mattia ed Alice.
Come scritto all' interno della copertina del libro:
"Paolo Giordano tocca con sguardo lucido e profondo una materia che brucia per le sue implicazioni emotive" e ancora: " regala momenti di durezza e spietata tensione ad altre più rarefatte e di trattenuta emozione, piene di sconsolata tenerezza e di tenace speranza."

Ecco come lo scrittore ha spiegato la solitudine con la sua perfetta chiave di romanziere, "raccontando" ciò che io ho cercato di fare emergere con termini psicologici quindi più tecnici, le tante facce di quello stato d'animo che tutti abbiamo sperimentato, e continueremo a sperimentare, nel corso della nostra vita.
A volte è una dolce e necessaria compagna di cui abbiamo bisogno per ascoltarci, altre è quella che percepiamo come una spietata nemica che fortunatamente è quasi sempre solo momentanea, e come tale, si allontanerà da sola.
E se sarà più ostica ad andarsene, allora useremo con fermezza quella determinazione necessaria per "scuotersi".
Per poi riprendere il cammino con rinnovata forza e fiducia che qualcosa di bello accadrà.
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