Quella conchiglia nascosta nella riva della Vita
"Devo liberarmi del tempo e vivere il presente giacché non esiste altro tempo che questo meraviglioso istante”.
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È una frase di Alda Merini che dovrei fare mia.
Una sorta di mantra da ripetermi appena apro gli occhi alla mattina presto, prima che nasca il giorno.
Invece no. Io non imparo. Non imparo mai.
Mi guardo indietro, per rivedere quel "meraviglioso istante" che però è già passato.
È così il mio cuore, e questa stupida anima che rimane chiusa in quella sua conchiglia che la protegge.
Quella conchiglia a forma di chiocciola, non so se l' avete presente, dove il fondo è più fondo, e stretto, così stretto che finisce in una punta, con quelle pareti di madreperla che quasi si toccano.
Ecco, è lì che lei si insinua, si accoccola, si raggomitola, si spinge giù, giù fino ad aderire a quelle strette pareti, ad aderire fino a divenire un tutt'uno con la piccola chiocciola.
E lì può rimanere, e lasciare che i ricordi, le parole belle, le promesse, e qualche gesto gentile, rimangano chiuse in lei, per poterle poi sfiorare con le sue dita di nebbia, quasi a rassicurarsi che siano sempre lì, che non è stato un sogno, che se puoi ancora toccare tutto questo, significa che esiste, che era tutto vero, che tutto è ancora lì, reale, vero per sempre.
Quel sempre che diventa eternità.
Perché, come dice Freud:
" Non si dimentica niente, le cose cambiano solo di posto".
Però io so che un giorno, l'anima chiusa dentro la chiocciolina, si accorgerà di volere di più: lei vuole uscire, lo so, spezzare le catene, scivolare via, fare parte del "tutto".
Basta restare ferma, chiusa nei suoi ricordi!
Non era forse dentro una conchiglia? Una piccola chiocciola?
Allora il Mare era il suo luogo, il posto dove vivere e morire!
Morire, ma solo dopo avere vissuto davvero, finalmente libera da ricordi che cambiavano di posto ma rimanevano "dentro "!
E allora NULLA cambiava.
Ecco allora il racconto del suo percorso quando la lascerò...o forse sarà lei che lascerà me.
...............
" Chiocciolina si trascinò fino alla riva, così determinata da non sapere neppure come avesse fatto ad arrivarci: forse rotolando con tenacia verso la sua meta.
E vivere per quel meraviglioso istante.
Il mare era lì.
Finalmente lì.
Infinito, senza confini, solo spazio fatto di onde davanti a lei.
Aspettava sulla riva che ne arrivasse una di quelle alte e forti, una che con la sua spinta e il suo impeto la travolgesse, trascinandola via con sé, dentro quella immensità che agognava.
" Ho bisogno del mare perché
m' insegna ", diceva così una poesia di Neruda
E ancora: " quando si varca l' arco d' ingresso al tempio dei sogni, lì proprio lì c'è il mare" ed era di un altro grande poeta: Luis Sepulveda.
Sapeva tutto questo perché la sua anima era appartenuta ad una ragazza che viveva di poesia, ed era morta di poesia: inseguendo un sogno.
Per questo lei si era ritrovata sola all'improvviso, così persa senza la sua magica sognatrice!
Si ricordò di un' altra bellissima frase che la sua "portatrice" amava molto, diceva così:
" La cura per ogni cosa è l' acqua salata: sudore, lacrime, o il mare."
Ecco, ora anche lei faceva parte del luogo più bello della Natura, quel mare che amava tanto la ragazza a cui era appartenuta.
Sapeva che avrebbe ritrovato lì la sua sognatrice, perché è nel mare che molte di loro poi restano.
Per questo sapeva che si sarebbe ricongiunta a lei bevendo una sorsata di quell' acqua salata.
Quello sarebbe stato rinascere insieme.
Quella sarebbe stata VITA.
Vita Vera! "
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