Uguale a quella dei Lupi la Libertà delle Donne
Sono qui, e voglio raccontarvi qualcosa di diverso, quindi di nuovo almeno per questo mio blog.
Mi è tornato alla mente un libro per me bellissimo e che ebbe molto successo, ma forse non così conosciuto dalla maggioranza.
Il titolo del libro è " Donne Che Corrono Coi Lupi", la scrittrice è Clarissa Pinkola Estés.
Inizio riportando la descrizione a lato della copertina, dove c'è la sinossi del testo:
"In ogni donna si nasconde un essere "naturale" e selvaggio, una forza potentissima formata da istinti, creatività passionale, e un sapere ancestrale.
Il suo nome è "Donna Selvaggia".
Benché la sua presenza sia innata, secoli di cultura e civiltà l'hanno soffocata, domata, talvolta annullata, cercando di soffocare gli slanci più pericolosi e incanalandola in uno stereotipo piuttosto rigido di sottomissione. In questo modo si è sciupato un tesoro inestimabile, e si sono tarpate le ali a ciò che invece è di quanto più vitale esista nell' animo femminile. Di conseguenza la "Donna Selvaggia" -paragonabile alla lupa ferina e nel contempo materna- diventa iper addomesticata, timorosa, ingabbiata."
In questo testo Clarissa Pinkola ha raccolto tantissimo materiale attingendo da fiabe, racconti, miti, traendone una serie di tipologie femminili per descrivere la psiche della donna.
E, ancora, nella prefazione del testo leggiamo:
" Siamo pervase dalla nostalgia per l'antica natura selvaggia.
Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo sentimento. Ci hanno insegnato a vergognarci per un simile desiderio. Ci siamo lasciato crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l'ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dietro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l' ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe."
................
Il titolo di questo libro deriva dagli studi di biologia sulla fauna selvaggia della scrittrice, in particolare sui lupi.
"Lupi e donne sono affini per natura: sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza.
Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi."
Così prosegue la descrizione della Pinkola:
"Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate, tormentate, e falsamente accusate di essere tremendamente aggressive, di valore ben inferiore a quello dei loro detrattori. Sono state bersaglio di coloro che vorrebbero ripulire non soltanto i territori selvaggi ma anche i luoghi selvaggi della psiche, soffocando l' istintuale al punto di non lasciarne traccia.
La rapacità nei confronti dei lupi e delle donne, da parte di coloro che non sanno comprenderli, è incredibilmente simile."
Clarissa Pinkola Estés parla anche di sé e della sua infanzia, di come e quando ha incontrato la Donna Selvaggia in lei.
"Sebbene allora non la chiamassi con questo nome, il mio amore per la Donna Selvaggia nacque quando ero ancora molto piccola.
Il mio unico desiderio era di essere una estasiata vagabonda. Alle sedie e ai tavoli preferivo la terra, gli alberi, e le caverne, perché là io sentivo di potermi appoggiare alla guancia di Dio.
Ho avuto la fortuna di crescere nella natura. Dai fulmini seppi la subitaneità della morte e della evanescenza della vita.
Appresi la sacra arte dell'ornamento adornandomi il capo di danaidi, usando le lucciole come gioielli notturni, e le rane verde-smeraldo come braccialetti."
E ancora racconta:
"La mia generazione, quella del dopoguerra, è cresciuta in un' epoca in cui la donna era trattata come una bambina e come una proprietà.
Era tenuta come un giardino incolto... ma per fortuna qualche seme selvaggio arrivava sempre, portato dal vento."
.............
Ecco, per ora mi fermo qui.
E lo faccio con fatica, perché la "fascinazione" che la scrittura, le sottili e profonde descrizioni che la Pinkola ha la capacità di suscitare in me, è stata incredibilmente forte, quasi violenta e appassionata, fin dalla prima volta che la lessi, quasi 25 anni fa.
Non posso trattare tutte le fiabe, i racconti, le narrazioni, contenute in questo testo, ovvio, ma se il suo modo di scrivere e il mio di "tradurre" in parte il significato che sta dietro e "dentro" ogni suo scrivere -piacerà alle lettrici del blog, e perché no anche ai lettori- allora sarò felice di continuare a riportare le narrazioni di tutto ciò che sta "oltre" nel testo.
Oltre in ogni donna.
L'analogia che la scrittrice fa della Donna e dell'animale Lupo, è estremamente chiara direi.
Così come è chiara l'analogia della loro Essenza Selvaggia.
La similitudine più importante è la persecuzione subita da entrambi.
È proprio da questo che vorrei partire per arrivare all'argomento che stravolge la quotidianità dei nostri giorni: la violenza alle donne da parte degli uomini.
Non dimentichiamo le persecuzioni nel periodo storico della "Caccia alle Streghe" iniziate intorno al Seicento, dove le cosiddette "Streghe" erano in realtà donne spesso molto belle, e per questo ritenute pericolose.
Donne pericolose come i lupi: ecco la similitudine più precisa, l'affinità più determinante.
Altra realtà valida come non mai ai giorni odierni, è quando Pinkola Estés parla della sua generazione, quella del dopoguerra.
Racconta di come le donne fossero trattate come bambine e come proprietà.
Non mi sembra che, a distanza di ottant'anni, la situazione sia migliorata.
Se da un sorriso, da occhi ridenti, dalla voglia di camminare libere e sole con passo fermo, da quella solarità data dalla sicurezza e dall' orgoglio di sentirsi autonome perché realizzate professionalmente, se da tutto questo l'uomo intravede immaginarie "orecchie a punta", e lo sguardo ferino della donna-lupa, della Donna Selvaggia, ecco che la reazione dell'uomo può diventare così violenta da uccidere!
Perché mi chiedo?
Fa così paura questa "Lupa" che vuole essere libera nella sua interiorità ed esteriorità?
Un' interiorità che può finalmente allargarsi fino trasparire anche all' esterno, perché non più da nascondere.
Se quell'ombra a quattro zampe che la segue e le rimane fedele fa parte di lei, non la si può cancellare!
A meno che non annienti e cancelli prima l'essere umano che riflette e disegna quell'ombra.
Voglio chiudere con le parole con cui la scrittrice termina la sua prefazione:
"Lasciamo cadere i falsi manti che ci hanno dato. Indossiamo il manto autentico dell'istinto possente e della conoscenza.
Sciogliamo le bende, prepariamo il balsamo.
Torniamo a essere, ora, le donne selvagge che ululano, ridono, cantano. Colei che ama tanto.
Per noi la questione è semplice.
Senza di noi la Donna Selvaggia muore.
Senza la Donna Selvaggia, siamo noi a morire.
"Para Vida", tutte dobbiamo vivere."
..................
Non perderti gli altri post del nostro Blog, clicca su "segui" alla Home Page e diventa un nuovo follower!
Commenti
Posta un commento