Riconoscere la vera amicizia dai "falsi ricordi"



Eccomi di ritorno♥️

Oggi non vi racconterò fiabe, narrazioni romantiche, poesie...no, niente magia oggi!
Forse perché mi è accaduta una cosa spiacevole, che non avevo previsto, che forse per altri potrebbe non essere importante, addirittura lasciarsela scivolare addosso con indifferenza. Ma per me no.
Parlo di una delusione da parte di un amico, rincontrato dopo molti anni.
Forse sono una persona complicata o forse troppo semplice. Non so.
Mi spiego: complicata se vengo analizzata o giudicata da chi è superficiale, o magari semplicemente troppo pratico, o con una sensibilità troppo lontana dalla mia. Non dico peggiore o migliore, solo troppo lontana. Nessuna colpa.
E in questo mio essere me stessa sono semplice, e non è una contraddizione.
Le ferite di chi ho ritenuto amico non mi prendono mai di striscio, vanno sempre sotto la pelle, alcune di più altre di meno.
Nella vita siamo unici e irripetibili: un po' come l' impronta del proprio dito, o i propri occhi, almeno così dicono gli scienziati.

Io credo in modo profondo nell'amicizia. Un modo forse un po' esagerato, specialmente ai giorni nostri.
Credo sia molto più importante dell'amore, che a volte -avendo una intensità che assomiglia a una "fiamma"- si può accendere e poi spegnere con la stessa velocità.
È fantastico l'amore sia chiaro, ma dà troppo spazio alle delusioni.

L' amicizia invece la preferisco per ciò che rappresenta e che racchiude in sé, come viene descritta da una bella frase di Isabel Allende:

"La vera amicizia resiste al tempo, alla lontananza, e al silenzio."

Poi, però, riflettendo sulla frase mi sono soffermata sull'aggettivo "vera".
Cioè, lei parla di vera amicizia.
Non di semplice conoscenza, di una frequentazione che magari in quel momento confondi per amicizia.
No no, Isabel parla di VERA amicizia.
Leggere oggi, proprio nel momento in cui ne avevo bisogno questa sua frase, mi ha fatto riflettere.
Proprio tanto.
Cosa era rimasto fermo, immobile, invariato nel mio ricordo, di quella persona che ho ritrovato per caso dopo diversi anni?

Ho fatto ricorso alla mia professione e..."puff"...come nelle magie delle mie fiabe ho trovato la risposta.
Almeno così mi sembra perché mi ha rasserenata.

È accaduto quello che in psicologia viene definito: "falso ricordo".
Vediamo insieme la definizione di falso ricordo:
"Rappresentazioni mentali di eventi mai accaduti o distorsioni di fatti reali, percepiti come autentici dalla memoria, causati da suggestioni, immaginazione, o lacune cognitive."
Questo evento dimostra che la memoria è ricostruttiva e malleabile, spesso influenzata da emozioni, e schemi mentali preesistente."

E ancora:

"Si ha la convinzione che tutto quello di cui sono composti i nostri ricordi sia vero.
Il nostro cervello essendo plastico, invece è soggetto a innumerevoli condizionamenti provenienti dall'esterno che possono permettere una modifica dei ricordi che essendo ricostruzioni, possono essere facilmente distorti."
(Jarret 2021)

Molti pensano che chi fa la professione di psicologo abbia vita più facile: tutto, o perlomeno tanto, riguardo emozioni, stati d'animo, suggestioni, e potrei continuare quasi all'infinito, sia stato compreso e quindi risolto.
In realtà è molto più facile risolvere le problematiche altrui proprio per questa competenza e capacità di analisi, di entrare nella "mente e nel cuore" dell'altro, perché ne riconosciamo i segnali ma non ne siamo personalmente coinvolti.
Quindi, sicuramente con l'attenzione e il desiderio di comprendere, ma anche con quel "distacco terapeutico" che la professione esige, perché solo così dà la possibilità di risolvere.

Nel caso personale ovviamente la questione cambia, è più complicato proprio perché verso se stessi è difficile mantenere quel distacco.
A meno che...ecco.
Per quanto mi riguarda -ma credo che sia una capacità che tutti possiamo cercare e ritrovare in noi- se vengo delusa ad esempio da quella che ritenevo "vera amicizia" (anche se vedremo più avanti che non lo era) la ferita che provoca fa sì che, per proteggermi, io allontani immediatamente l'altro.
Questo, ovviamente, solo se la delusione è stata provocata da un comportamento o da parole che ritengo particolarmente offensive.

Come ho detto all'inizio, questo fatto mi è capitato con una persona che non vedevo da tantissimi anni.
La ferita quindi, per ciò che ho detto circa il valore che do all'amicizia, faceva male.
Fortunatamente, abbiamo quei fantastici meccanismi di difesa che mi hanno fatta fermare, riflettere, e pormi così delle domande:

-eri davvero tanto amica di questa persona, e lui, lo era di te?

- questa amicizia è nata e si è poi sviluppata in una situazione importante, o al contrario leggera e superficiale?

- con questa persona hai avuto un rapporto significativo riguardo confidenze, aiuto morale, supporto di consigli in un momento di difficoltà?

Ecco, mi sono posta queste domande, e ho risposto a tutte NO.

Della seconda ho ricordato che riguardava una situazione leggera e superficiale, in un ambito di condivisione con altre persone.
Non esclusivamente "duale" quindi. Di conseguenza non così importante.

Alla fine sono arrivata alla conclusione che questa persona è stata solo una amichevole conoscenza, che il tempo e quel "falso ricordo", aveva trasformato in una vera amicizia.
Ho così riportato nel presente, a distanza di anni, quel ricordo cristallizzato nel tempo in qualcosa che non era neppure prima.
Una persona simpatica, piacevole, educata, allegra, gentile, disponibile, piena di belle qualità -certo- ma non un "vero amico".
Che quindi non aveva alcun senso rimanere ferita da chi, in maniera più oggettiva, pragmatica, distaccata, con il suo atteggiamento aveva ridimensionato qualcosa che non era mai stato.

Così mi sono rasserenata.
Ho perdonato me stessa e giustificato il distacco, forse un po' gratuito nella sua eccessiva esternazione, di quel "conoscente" e del nostro rapporto amicale, ma che sicuramente è stato efficace.
Efficace ed utile per farmi capire che, probabilmente, attraversavo un momento di stanchezza.
Che questa stanchezza stava causando una sensazione di solitudine.
Solitudine che mi faceva confondere, che non mi faceva distinguere il vero dal falso.

È importante farsi autocritica, e guardarsi dentro senza paura dei propri autoinganni.
Importante "scavare" per ricordare, e riconoscere quei falsi ricordi.
Solo così ci si rafforza, si impara ad affrontare le proprie paure che si trasformano in fantasmi, o certi pensieri negativi che diventano fragilità che ci rendono vulnerabili.
Affrontarli per evitare che si trasformino -se lasciati nel loro silenzio, in quel tempo/spazio reso intoccabile dentro di noi- in mostri che ci cambiano, ci privano di una leggera ma giusta corazza che ci protegge dalle piccole e grandi "frecce" della vita.
Affrontarli, e verificare così che non sono mostri invincibili ma, spesso, solo giganti dai piedi d'argilla.
.........

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