Vivere la Curiosità
Oggi sono proprio stanca.
La stanchezza l'avverte anche chi fa la mia professione, anzi, credo sia consolatorio per chi pensa che questo sia un lavoro che ti renda inattaccabile: non è così.
Però ti insegna ad affrontare e a gestire le difficoltà, questo è certo.
Amo il mio lavoro, così come amo ascoltare i problemi e i disagi dei miei giovani pazienti, rivisitare i loro vissuti, e da lì partire per cercare di arrivare al presente, e restare in quel presente, in quel "cuore" per "aprirlo", e capire e viverlo con loro, in ogni suo risvolto, per aiutare a risolvere.
Sono così impegnata a vivere la vita degli altri che sto dimenticando di vivere la mia.
Anzi la dimentico proprio a volte, ed è per questo che scrivo, o per lo meno cerco di scrivere spesso: per ritrovarla e ritrovarmi.
Ad esempio, amo tantissimo l'arte in ogni sua forma.
Per questo motivo, quando ho letto che a Ferrara ci sarebbe stata una mostra con 200 dipinti di Chagall, unica per importanza, ho subito pensato dentro di me, e preavvisato in famiglia: "questa non me la perdo!"
Mi piace Chagall: i suoi dipinti un po' fiabeschi, i suoi innamorati che volano insieme stringendosi così forte da diventare un "unico volo". Poi quei piccoli paesaggi imbiancati da una coltre di neve intatta che a me, fin da piccola, ha sempre dato la sensazione di un sogno ... accidenti, come potrei perdermi questo momento di magia?
E le sale immersive? Fantastiche!
Essere seduti dentro quella grande stanza dove il grande schermo davanti replica le immagini dei dipinti ovunque.
Sul soffitto, alle pareti intorno, ovunque!
E tu sei lì, proprio lì, "dentro" quel quadro che prende vita, e tu...tu fai parte di quel dipinto, e prendi vita insieme a lui, ci entri, e lo vivi, in mezzo a quelle piccole case, mentre scende la neve... e TU, diventi parte di quel tutto!
È così che io vivo quei momenti.
Infantile e un po' immatura?
Può sembrare forse.
Invece no: troppo abituata ad affrontare fasi negative della vita con forza, troppo abituata ad ascoltare problemi e disagi di giovanissimi con la massima attenzione, per aiutare a capire, per poi andare oltre, senza mai perdere il sorriso.
No, direi piuttosto che, dei bambini, mi è rimasta la capacità di stupirmi.
Parlo proprio di quel rimanere con la bocca socchiusa e gli occhi sgranati!
Spero di non perdere mai questa capacità di stupirmi.
Però, alla fine, la mostra di Chagall non l'ho vista.
Troppi i problemi pratici e le priorità a cui devo dare spazio: le sedute, la mancanza di un'auto al momento (forse il problema pratico più oggettivo) oltre il tempo da sottrarre alla famiglia.
Sì, certo che lo sapevo, dentro di me, laggiù, nel fondo più fondo che non voglio vedere, lo sapevo
In un angolo piccolo piccolo, ma sensibile, che sentivo premere, c'era già quella vocina impietosa che non volevo ascoltare, perché diceva una verità che sapevo si sarebbe verificata: "...tanto non riuscirai a vederla, lo sai che non ci andrai!"
Sì, vero, sapevo che in quel piccolo spazio c'era una fantasia che sarebbe rimasta tale, senza trasformarsi in una realtà.
Ora che la mostra di Chagall è terminata sento di avere tradito me stessa, che non devo più farlo, o quella bambina perderà giorno dopo giorno, delusione dopo delusione, tradimento dopo tradimento, la sua immensa capacità di stupirsi.
Lo stesso stupore che prova quando osserva l'immensità del mare quando la spiaggia è deserta, e il sole sembra annegare piano piano dietro l'orizzonte, fino a sparire, regalando l'ultima luce della giornata di un bel rosso arancio.
Ma anche la distesa verde di una campagna ricca di erba grassa, liscia, quasi lucente, dove amo camminare a piedi nudi.
E ancora, certe montagne innevate.
Mi ricordo quando da ragazzina, in piena estate, con sandali ai piedi e calzoncini corti, decisi di attraversare le vette del Monte Bianco in seggiovia: la Palud-Chamonix, era questo il tragitto.
Impossibile dimenticare l'emozione di salire, per la prima volta, su quel seggiolino che mi avrebbe fatto attraversare "il vuoto".
Quel vuoto circondato da montagne innevate, e tra quelle... il Monte Bianco!
Talmente stupita nel guardare giù, e attorno a me tanto splendore, da non avvertire neppure il freddo che, anche se estate, quel mio abbigliamento minimo e provvisorio non proteggeva.
Ora sono cresciuta, ma quell'entusiasmo, quella frenesia per il bello, in qualunque sua forma: che sia arte o Natura, con quella inesauribile capacità di stupirmi... bè, tutto questo è rimasto intatto, inalterato, e lo sento premere con la stessa violenza positiva, di ieri, di oggi, di sempre.
E ringrazio Dio di questo, pregandolo di custodire in me questa capacità, fino alla fine.
È questo che insegno, o cerco di insegnare, ai miei "ragazzi": non perdete mai la curiosità, e con lei quella capacità di stupirvi che avete ora e vi riempie di quel qualcosa che non sapete definire ma solo "avvertire".
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