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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

Sensazioni. (Confessioni di una paziente: la solitudine oggi)

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Vorrei scrivere tante cose. Ma ho la mente vuota. O forse troppo piena. Sì, troppo piena direi. Decisamente troppo piena. Del resto io sono quella che "pensa troppo". Ed è vero. A volte vorrei non pensare. Svuotare la testa. Pensare a niente e a nessuno. Vuoto totale. C'è una frase di Frida Kahlo che mi piace, che sento un po' mia in questo momento. Dice così: " In un posto dentro di me, io sono sola. Lo sono sempre stata e sempre lo sarò." Se qualcuno pensa sia una frase triste, o che riveli una personalità dal cuore, o dal carattere melanconico, vi sbagliate. Non è così! In quel posto dentro di me, quello al quale non so neppure dare un punto preciso, né uno spazio, né un nome, io sono sola. E non la posso condividere con nessuno questa sensazione. Mai riuscita a farlo. O forse mai potuto. E nessuno è capace di condividerla con me. A volte, seppure raramente, mi è accaduto di credere e pensare: "ecco! finalmente questa persona capisce questo mio ...

Natale: rituale o vera Luce?

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Lia era lì. Con il suo cuore. Un cuore sbucciato da quel suo "sentire" sempre eccessivo. Quel suo cuore che non aveva bisogno del Natale per accendersi come le luci delle strade, dei negozi, dei palazzi. Luci che duravano poco meno di un mese. E poi? Poi di nuovo tutto uguale. Negozi, strade, piazze, e soprattutto i volti: quei volti di nuovo sempre un po' spenti. Ma perché, si chiedeva Lia. Perché?! Così diventava tutto falso! No: lei le sue luci le teneva accese tutto l'anno. Accese "dentro". Per quale motivo tutto doveva essere ritualizzato dall'abitudine. Quell'abitudine che uccide perfino il ricordo, di come sia un'emozione forte! Quell'abitudine che ha la capacità di banalizzare. Di acquietare gli animi, nella routine di una quotidianità diventata stanca. E credere che sia quella la felicità. Quella serenità che non turba. Che non rischia. Che non dà ma non toglie. Come certi momenti di rassegnata noia tra coppie di vecchia data. Possib...

Una storia di Natale

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  Luca era lì. Tra quei due vicoli che incrociandosi formavano un angolo. Il "suo" angolo. Da quanto tempo quello era "il suo luogo"? Quello che ormai rappresentava la sua casa, il suo rifugio, il suo TUTTO? Si sentiva al sicuro lì. Paradosso? Illusione?Autoinganno? No. Assolutamente no. Era la sua realtà. Perché lui, lì , conosceva tutti. E tutti lo conoscevano. E lo salutavano: con un cenno, con un sorriso, con un ciao. Qualcuno più premuroso si fermava perfino per chiedergli: "come va Luca, tutto bene?" Oppure gli portavano un panino. Una volta perfino un thermos con tanto caffè bollente, e quel buon aroma si diffondeva nell'aria e nel cuore. E si sentiva rinascere. Non è tutta cattiva la gente, pensava Luca. La "gente" è un termine troppo generico, astratto, che non individua nessuno in particolare. Solo un insieme di persone. Tutte diverse. Tutte con caratteristiche individuali. Tutte uniche nella propria unicità. Ci sono gli allegri, i ...